TEATRO E MUSEO


FERRAGOSTO CON “BANDADRIATICA” AI GIARDINI DUCALI DI MODENA
Musiche della Dalmazia, dell’Albania e delle isole greche

Modena. Dalle marche salentine alle fanfare di Dalmazia, dall'Albania alle isole greche. E' questo il percorso musicale proposto da Bandadriatica - composta da cinque ottoni, tre percussioni, un violoncello albanese e un organetto - nel concerto in programma ai Giardini ducali di Modena martedì 15 agosto alle 21.30 (ingresso gratuito).
L'appuntamento rientra nel cartellone di "Voci e suoni della sera", la rassegna estiva promossa dagli assessorati alla Cultura e al Centro storico del Comune e curata da Emilia Romagna Teatro Fondazione.
Dieci strumentisti percorrono le strade virtuali che uniscono due mondi musicali attraccando idealmente nei porti che si affacciano sull'Adriatico e dando voce all'orgoglio della tradizione e a sonorità sofisticate.
L'incontro tra i musicisti Claudio Prima, organettista e vocalist elettrico, Emanuele Coluccia, sassofonista, e Redi Hassa, virtuoso violoncellista albanese, produce un risultato trascinante e innovativo che intreccia il fascino della musica di strada con l'eleganza della sperimentazione in uno spettacolo frenetico e travolgente.

11/08/06


Le Città Visibili - 7° edizione
Modena. Sono le “nuove generazioni” – gli adolescenti figli di immigrati – le protagoniste della settima edizione de Le Città Visibili. L’iniziativa, promossa da numerose associazioni italiane e straniere, e dalle amministrazioni locali, prenderà il via con il “Grande spettacolo delle differenze” sabato 30 settembre in piazza Matteotti a Modena.
Seguiranno, nelle settimane successive, numerose iniziative tra le quali: una rassegna cinematografica, incontri con le scuole, presentazione di video e opere narrative di autori stranieri.

Per maggiori informazioni:
Centro stranieri del Comune di Modena 059/2033414-3411
cultura.centro.stranieri@comune.modena.it

11/08/06


CORTI, CHIESE E CORTILI 2006 - BOLOGNA

Bologna. Nell’ambito della rassegna Corti, Chiese e Cortili 2006 (27 maggio - 10 settembre 2006) in provincia di Bologna:
10 settembre, ore 21.00, a Bazzano (BO) in Piazza Garibaldi, nell'ambito del XXXV Autunno Bazzanese:
Cabaret Yiddish. Steppe, retrobotteghe, strade e sinagoghe nelle musiche e nelle ironie dell'ebreo errante
di e con Moni Ovadia
Emilio Vallorani, flauto
Janos Hasur, violino
Albert Florian Mihai, fisarmonica
Luca Garlaschelli, contrabbasso

Programma completo: www.cartellone.emr.it
Tel: 051 836445

09/08/06


ESTATE IN PROVINCIA 2006 - REGGIO EMILIA

Reggio Emilia. Nell’ambito della rassegna Estate in provincia 2006 (10 giugno - 30 settembre 2006) in provincia di Reggio Emilia:
23 agosto, ore 21.30, a Carpineti (RE) in Piazza della Repubblica
Gruppo di danze etniche "Balliamo sul mondo"

1 settembre, ore 21.00, ad Albinea (RE) a Villa Giorgia
Queias de bandoneon "Noche de tango"

Programma completo: www.cartellone.emr.it
Tel: 0522 458811

09/08/06


MUNDUS - REGGIO EMILIA e MODENA

Reggio Emilia. Nell’ambito della rassegna Mundus (23 giugno - 13 agosto 2006) in provincia di Reggio Emilia e Modena:
9 agosto, ore 21.30, a Carpi (MO) all’ex Macello comunale:
Ruggero Artale e Afro Percussion Band (Italia/Senegal)
ingresso libero

11 agosto, ore 21.30, a Boretto (RE) in Piazza San Marco:
Borte nuova musica dalla Mongolia
Quintetto "da camera" formato da eccezionali esecutori di morhin khoor (strumento ad arco), contrabbasso a tre corde e yatga (arpa popolare), voci in stile khoomi (canto tradizionale mongolo)
ingresso libero

Il quintetto Borte si esibirà anche nell’ambito di un’altra rassegna, Tra Monti, e suoneranno il 12 agosto alle ore 16 a Collagna (RE) alle sorgenti del Secchia al Passo del Cerreto; il 13 agosto alle ore 16 a Ligonchio (RE) al Lago della Bargettana.

Programma completo: www.cartellone.emr.it
Tel: 059 340221 - 0522 444446

09/08/06


ESTRI D'ESTATE - PARMA

Nell’ambito della rassegna Estri d’estate (29 giugno - 16 settembre 2006) in provincia di Parma:
10 agosto, ore 21.00, a Calestano (PR) in Piazzale San Lorenzo
Mediterranea Project. "Echi flamenchi"

11 agosto, ore 21.00, a Sala Baganza (PR) presso la Rocca San Vitale
Balcanikaos. "Viaggio intorno all'Est"

29 agosto, ore 21.00, a Torrile (PR) sul sagrato della chiesa di San Giovanni in Gainago
Hyperion Ensemble."Livin' Tango, il Tango di Astor Piazzolla"

2 settembre, ore 21.00, a Collecchio (PR) nella Corte di Giarola
Doris Cuban Sound. "Mirando el occidente."

7 settembre, ore 21.00, a Langhirano (PR) nel cortile del Museo del Prosciutto
I Mariachi Sol Mexicano. "Cielito lindo y querido"

Programma completo: www.cartellone.emr.it
Tel: 0521 964803

09/08/06


HEINA E GHUL

San Donato (Bo). Nell’ambito della rassegna dedicata al teatro per ragazzi e bambini “La ribalta. Idee da stendere al sole e al vento”, il giorno 20 giugno 2006, alle ore 21.15, si terrà lo spettacolo "Heina e Ghul", di e con Abderrahim El Hadiri - Cooperativa Teatro Laboratorio Brescia.

Ingresso gratuito presso Il Casalone (San Donato) a Bologna.

La Cooperativa Teatro Laboratorio Brescia è un insieme che ha il suo punto di forza nella diversa formazione dei suoi componenti, tra cui il protagonista di questo spettacolo Abderrahim El Hadiri, formatosi come attore Furga (una tecnica di stravolgimento, in chiave clownesca, delle fiabe arabe classiche). Interculturalità. E' questa una parola chiave nel linguaggio della Cooperativa Teatro Laboratorio che da sempre porta avanti un discorso artistico ampio e poliedrico. Diversi stili, differenti linguaggi trovano, infatti, spazio nel campo espressivo del gruppo, sempre teso alla ricerca, alla sperimentazione, ma anche attento alle dinamiche sociali. Simbolo di questa filosofia, il Progetto Interculturale ha preso il via nel 1992, durante la mostra di libri internazionale "Apriti Sesamo". In quell'occasione, infatti, la Cooperativa ha proposto una lettura animata in lingua araba. L'incontro con l'altro, il confronto con diversi modi d'essere, è divenuto così centrale nel lavoro del gruppo che, contando anche sull'attore marocchino Abderrahim El Hadiri, ha iniziato un discorso ancor oggi aperto. Nel 1993, il grande successo della fiaba in lingua araba "Heina e Ghul", per la regia di Mario Gumina ha mostrato la correttezza di quest'impostazione. Il teatro, attraverso una storia semplice che narra di una principessa rapita da un mostro di farina, era riuscito a far superare il disagio della non comprensione verbale, facendo crollare le barriere che spesso dividono una cultura da un'altra. Oggi, dopo sette anni dalla prima messinscena e moltissime rappresentazioni in tutt'Italia, dal Veneto alla Puglia, "Heina e Ghul" è divenuta un'icona, ma anche il punto di partenza per la nascita di nuovi lavori come "Sotto la tenda - vi racconto il mio Marocco", del 1996, sempre diretto da Gumina, oppure "Jellaba e Keftan".

Per info e programma completo consultate il sito http://www.procopestudio.it/ribalta.html

Alle ore 22 seguirà

Mikrokosmos Coro Multietnico di Bologna - Michele Napolitano, direttore - concerto di canti di origine popolare da tutto il mondo.

Ingresso libero.

19/06/06


Corti Arabo Andaluse - Viaggio musicale, poetico e narrativo

Savigno (BO). Il giorno 23 luglio 2006, alle ore 21, presso il Villaggio senza barriere “Pastor Angelicus”, nell' ambito della rassegna “Corti, chiese e cortili 2006”, si terrà lo spettacolo "Corti Arabo Andaluse", con Jamal Ouassini, violino, percussioni e voce - Ghazi Makhoul, liuto arabo e voce solista - Arup Kanti Das, tabla indiana e voce - Driss Mouih, percussioni - Amal Oursana, recitazione.

Per info: tel. 051 836445

Per programma completo: http://www.artedeisuoni.org/ccc.php

19/06/06


MUNDUS 2006
Linguaggi dell'identità e della differenza
23 giugno-13 agosto 2006

Reggio Emilia. La Provincia di Reggio Emilia e ATER organizzano una rassegna di eventi musicali in diverse sedi della provincia di Reggio.In programma concerti di elevata qualità con artisti di fama internazionale. Un viaggio attraverso i suoni e le musiche di tutto il mondo nelle piazze e nelle corti dei Comuni di Boretto, Casalgrande, Castelnovo di Sotto, Correggio, Reggio Emilia, San Martino in Rio, Scandiano e Carpi.

Per info: Tel: 059 340221 - 0522 444446
Email: mundus@ater.emr.it

Info: tel. 051.482800
Programma completo: http://www.provincia.re.it

19/06/06


FrontiereFilmFestival. Concorso Nazionale per Cortometraggi e Documentari
Quinta edizione

Luzzara (RE). Il Centro Culturale Zavattini, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, presenta, giovedì 15 giugno 2006, alle ore 21.00, presso l’Abside della chiesa di S. Giorgio di Luzzara:
Geografico Metodico. Letture su mappature mentali
Incontro con Massimo Zamboni

Proiezione di estratti da:
Viaggio in Mongolia di Marco Preti
Linea di Confine di Davide Ferrario
Coordina l'incontro Simone Terzi (Fondazione Un Paese)

Per informazioni:
Centro Culturale Zavattini
Viale Filippini, 35 - 42045 Luzzara (RE)
tel. 0522 977612 - fax 0522 223055

frontiere@centrozavattini.com

14/06/06

Adrian Paci. Raccontare

Modena. Si terrà giovedì 22 giugno alle 18,30 a Palazzo Santa Margherita un incontro pubblico con l'artista Adrian Paci, uno degli appuntamenti organizzati nell'ambito della mostra "Adrian Paci. Raccontare".
Prima antologica italiana dell'artista albanese, allestita nella Sala Grande e nelle Sale Nuove del Palazzo, la mostra, aperta al pubblico dal 14 maggio al 16 luglio, è curata da Angela Vettese e prodotta dalla Galleria Civica e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.
Dal tema centrale della mostra - l'essere nomadi, il senso di smarrimento che coglie chi è costretto ad abbandonare la propria terra per affrontare una realtà nuova e sconosciuta - lo spunto per la conferenza ad ingresso gratuito. Di viaggi, di abbandoni, di sogni e di incertezze, di vicende in bilico tra fiaba e tragedia, di memoria ma anche sguardo ironico, di come tutto questo diventa linguaggio e prende corpo nell'opera; di questo e di altro ancora parleranno Adrian Paci ed Angela Vettese, nel corso di un incontro che ripercorrerà le tappe della carriera di un artista oggi conosciuto in tutto il mondo grazie alla recente affermazione alla cinquantunesima edizione della Biennale di Venezia e ai numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui le mostre al PS1 di New York, Moderna Museet di Stockholm, Contemporary Art Museum Houston ecc.

Note biografiche dell'artista
Nato in Albania nel 1969, Adrian Paci oggi vive e lavora a Milano. La sua formazione classica gli ha consentito di trarre dal video del suo matrimonio magistrali dipinti in stile realistico e di destreggiarsi con fotografie, sculture, video e qualsiasi altra tecnica, a dimostrazione del fatto che la tecnica, in generale, non è più un elemento di discrimine per giudicare quale sia l'arte buona. Ciò determina una grande libertà di espressione che può trasformarsi anche in anche in una perdita perchè l'artista non può più contare sul conforto che viene dal sapere cosa si deve fare e perchè.
Di niente si può dire esattamente che non possa essere arte; persino un certificato di morte falso, in passato, è stato considerato tale. L'artista quindi non ha un luogo teorico dove stare: è forzatamente un nomade del concetto, condizione che sottolinea e rafforza il caso della vita per il quale Paci, emigrato dall'Albania, è anche un transfuga dalla sua terra. La perdita della patria, con la sua dose di lutto e l'incertezza riguardo alle nuove regole da mandare a memoria e rispettare, dà luogo a sentimenti analoghi nella vita quotidiana come nella concezione dell'arte.
Questo stato nomadico, che dalla sfera personale slitta in quella disciplinare e viceversa, ha trovato un'espressione ancora più sintetica ed efficace nella serie di immagini in cui Paci si mostra con un tetto ribaltato sulle sue spalle: si tratta di una serie di fotografie e di una scultura di resina che ricalca il corpo dell'artista.
Abbandonare quello che ci è caro è un sacrificio che spesso ci viene chiesto, come il Dio biblico chiese ad Abramo di uccidere ciò che aveva di più caro al mondo, il figlio Isacco. Nell'esistenza comune però la nostra mano non viene fermata da un atto divino e misericordioso: ammazziamo certezze e abbracciamo il dubbio, abbandoniamo strade note per percorrere sentieri nuovi e duri, ci priviamo della patria, delle persone più amate e delle idee più radicate perchè qualche necessità ci spinge a farlo.
Ciò che racconta Adrian Paci, superando la sua vicenda individuale e giungendo a descrivere una condizione universale dell'uomo contemporaneo, sembra questo: un impulso insopprimibile a cambiare luogo, contesto, lingua, idea dell'arte e quant'altro, in un atto sorretto da qualche fede, ma senza compenso certo.

Orari della mostra: mercoledì, giovedì e venerdì 10.30 – 13.00; 16.00 – 20.00; sabato, domenica e festivi 10.30 – 19.00

Ingresso  libero

Per informazioni:  
Galleria Civica di Modena, c.so Canalgrande 103, 41100 Modena
tel. +39 059 2032911, 2032940, fax 2032932

08/06/06


Sguardi da lontano
Fotografie di viaggio ed esplorazioni del mondo nelle raccolte del Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena

Modena. Il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena presenta la mostra fotografica “Sguardi da lontano”, dal 18 dicembre 2005 al 18 giugno 2006, presso il Palazzo dei Musei, in Largo Porta S. Agostino, 337, a Modena.donna sdariata

Un mosaico di tessere in bianco e nero fatto di volti e luoghi che raccontano un modo di guardare il mondo. Oltre settanta fotografie di viaggio tratte dall'archivio ottocentesco della sezione etnologica verranno esposte presso il Museo Civico Archeologico Etnologico. Una documentazione assolutamente inedita che viene presentata dal museo in collaborazione con le Raccolte Fotografiche Modenesi dopo un attento lavoro di studio e restauro fotografico. Ripercorrendo le rotte delle spedizioni oceaniche, dal Giappone alle Misiones del Chaco argentino, dalla Polinesia all'Oceano Indiano, dalle terre d'Africa fino alle regioni più remote della Nuova Guinea, l'obiettivo fotografico si fissa sui luoghi e sui volti di uomini e donne restituendo l'inquietudine inespressa dello sguardo dell' "altro".

Per informazioni:

Palazzo dei Musei
Tel. 059 2033100 - 2033101 Fax 059 2033110
museo.archeologico@comune.modena.it

27/12/05


MONACI TIBETANI A MODENA: UN’OCCASIONE PER OPPORSI AL GENOCIDIO CULTURALE

Di Bonacini Silvia

Venerdì 2 dicembre il piccolo teatro del Sacro Cuore ha ospitato in scena la cultura tibetana dei monaci provenienti dal monastero di Gaden Jang Tse http://www.gaden-tsawa.org/ ricostruito a Mundong nello stato indiano del Karnataka, dopo la sua distruzione in Tibet.

L’iniziativa è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Modena in collaborazione con istituto Samantabhadra http://www.samantabhadra.org e Centro studi Buddismo Tibetano promotori della mostra fotografica ‘Melina Mulas: Il Terzo Occhio’ alla Galleria Civica fino all’8 gennaio 2006

http://www.comune.modena.it/galleria/2005/mulas

La statuaria presenza dei monaci durante i canti di benedizione e purificazione, alternata al vigore delle quattro danze rituali ha saturato la sala d’energia inscenando quella politicamente preziosa e imperdibile cultura che viene giornalmente stuprata dal governo cinese che attualmente occupa il paese.

Dopo una prima melodia sacra di benedizione ed omaggio verso il Dalai Lama e tutti i maestri nell’apertura dello spettacolo ha reso omaggio all’energia femminile con la Kha Dro Cham danza delle cinque dakini: le dakini sono creature femminili celestiali che incarnano la saggezza della vacuità, il flusso di energia meditativa a cinque livelli, i cinque stadi di energia sapienziale di cui sono costituiti gli elementi e in questo senso ognuna riveste un aspetto del sacro mandala (cerchio cosmico).

Nella danza le dakini richiamano i monaci nei mondi superiori, essi, seguendo la via mahayana (grande veicolo) che detta l’illuminazione in questo mondo attraverso i maestri, recano offerte alle dee per rimanere sulla terra.

Principio sottolineato nuovamente dalla successiva Sha Cham danza dei daini che riecheggia il primo giro della ruota del dharma o insegnamento buddista avvenuto nel parco delle gazzelle a Sarnath, in India, dove Sakyamuni (Il Budda storico) iniziò la sua predicazione e fondò i sangha ‘l’ordine monacale’: la danza è un omaggio agli Arhat ‘maestri’ che hanno raggiunto l’illuminazione ma non sono ancora bodhisattva, e ai Bodhisattva, esseri illuminati che rinunciano al nirvana al fine portare all’illuminazione tutte le creature senzienti.
Dopo il canto di purificazione dall’ignoranza che genera falso attaccamento e di cui ogni cosa è permeata, ha avuto inizio la Durdak Gar Cham danza degli scheletri attuata per ricordare la natura effimera delle cose. Qui i monaci appaiono sotto le sembianze dei dharmapala: protettori della verità, signori dei cimiteri e custodi del dharma ‘ordine e legge’.

Sono seguiti il canto d’auspicio e di pace mentre la Senghe Khrams Ton danza del leone delle nevi a rappresentanza del popolo tibetano raffigurato anche sulla bandiera.

Tutti i monaci appartengono all’ordine del Gelug-pao berretti gialli: il lignaggio Gelug inizia con Lama Tsongkhapa e col monastero di Ganden fondato nel 1409 dal Maestro e dai suoi discepoli, che volevano assicurargli così una sede fissa, dove riunire i seguaci dei suoi insegnamenti. Il nome per esteso significa “Luogo dei Buddha perfettamente virtuosi” ma popolarmente conosciuto come Gaden, “Virtuoso”, passò l’appellativo ai suoi adepti in quanto osservanti le più rigorose regole monastiche, incluso il celibato e la castità, voti che in molti altri ordini sono disattesi.

La tradizione Gelug pone particolare enfasi sull’importanza dell’Etica in tutti gli stadi del Sentiero: la disciplina monastica pone tra le sue basi l’educazione dei sutra (trattati canonici) e dei Tantra e la pratica. Lo studio, prerequisito imprescindibile per una meditazione proficua, verte su cinque principali soggetti: La Perfezione della Saggezza, la Filosofia della Via di Mezzo, la Valida Cognizione, la Fenomenologia e le Regole di Disciplina, materie studiate mediante il metodo dialettico usato nei testi indiani e nei loro commentari corredato da memorizzazione e logica

La memorizzazione è utilizzata per imparare catalogazioni e termini e quant’altro; la logica è sempre stata un punto fermo nell’insegnamento sia di Atisha che di Tsonkhapa, entrambi avendo evidenziato il fatto che ogni conclusione deve essere accettata perché soddisfa la logica e la razionalità mentale, non solo per le affermazioni di autorevoli esponenti; il dibattito, che renderà famosi e temuti alcuni esponenti Gelugpa, che facilmente con la loro dialettica vincevano nei dibattiti con i rappresentanti delle altre Scuole ha sempre fatto parte degli insegnamenti dei sistemi filosofici indiani ed è ritenuto mezzo per chiarire e rafforzare la propria posizione intellettuale.

Il corso di studi preliminari ha la durata di tre anni: i monaci che passano soltanto l’esame sulla memorizzazione dei testi, ma senza aver completato il corso di Geshe, ricevono il grado di Kyerimpa e possono successivamente frequentare il corso sui Tantra nel loro proprio collegio; il corso di studio principale ha invece una durata di undici anni, durante i quali sono studiati tutti i testi fondamentali. Colui che ha completato questo corso di studi e supera il formale dibattito di un’assemblea di dotti, riceve il titolo di Geshe Tsogrampa. Colui che studia per ulteriori cinque anni e supera il dibattito davanti ad un’assemblea formata dai dotti dei tre maggiori monasteri di Lhasa (Sera, Drepung, Gaden), ottiene il titolo di Geshe Lharampa. Un ulteriore corso di studi sui Tantra, nei collegi tantrici di Gyuto o di Gyumay, permette di ottenere il titolo di Geshe Ngagrampa, o quello di Uma-Shayring, i più alti gradi accademici per un Geshe.

Situazione attuale: link sull’invasione cinese ed esilio
http://www.consapevolezza.it/tibet/tibet_index.asp
http://www.italiatibet.org/
http://www.tchrd.org/
http://www.consapevolezza.it/tibet/tibet/tibet_diritti.asp

20/12/2005


Franco e Mohamed: non italiani e marocchini.

Intervista a Moni Ovadia.

di Carla Mori – redazione Pipol

A settembre andai ad assistere ad uno spettacolo, “Goles”, di Moni Ovadia, al Festival de l’Unità di Modena… Avevo spesso sentito parlare di lui, ma era la prima volta che lo vedevo e lo sentivo recitare, o meglio dialogare con il pubblico. Mi piacque molto e decisi di scrivere un articolo sulle emozioni che ha suscitato in me questa performance, che valorizza la situazione dell’esiliato, in quanto uomo libero da legami. Ho tentato di contattare l’autore attraverso il sito internet, chiedendo di poter utilizzare qualche foto. La risposta arrivò immediata: “certo, se ci vuole contattare per concordare una data per l’intervista…”. Intervista? Non ci avevo proprio pensato.
Così, tra i mille impegni del signor Ovadia e la mia emozione, siamo riusciti a scambiare due battute.

Spesso gli operatori che lavorano nell’ambito dell’immigrazione e che svolgono interventi a favore dell’integrazione si focalizzano soprattutto sugli obiettivi e sul cosa fare.
Quali sono, invece, le domande che queste persone si dovrebbero porre, i dubbi che li dovrebbero far riflettere?

Adel Jabbar dice: - Bisogna riportare le questioni a livello individuale. – E’ quando noi parliamo di musulmani, di ebrei, di italiani, di africani, che nascono i problemi. Se noi, invece, mettiamo in relazione Mohamed con Franco, è diverso: Mohamed è un essere umano, Franco è un essere umano. Essi hanno molte cose in comune: soffrono le stesse malattie, piangono per la stessa disperazione, amano allo stesso modo la propria donna, vogliono entrambi avere una buona vita. Quando è l’uomo Mohamed a raccontare all’uomo Franco, sul piano individuale, da uomo a uomo, ci troviamo di fronte a un potente strumento di mediazione del conflitto. Solo nel momento in cui si stabilisce il ponte di comune denominatore di universale umano, si possono marcare le differenze, perché le differenze sono la ricchezza. Allora io, italiano, universale umano Franco, incontro Mohamed, universale umano e stabiliamo un territorio comune, dentro al quale scambiarci poi le differenze: io posso imparare delle cose che non conosco da Mohamed sul Corano, sull’Islam, sul cibo e viceversa: entrambi diventeremo uomini migliori, più ricchi.

A proposito dell’incontro con l’altro, lei spesso, nei suoi scritti, come nei suoi spettacoli, parla della necessità di intraprendere un cammino verso la spiritualità, ma una spiritualità che ha a che fare con il dedicarsi all’altro…

E’ necessario fare una premessa fondamentale. Distinguiamo tra spiritualità e religione, spiritualità e fede: sono cose che non abitano nello stesso posto, possono coincidere, ma non necessariamente abitano nello stesso posto.
Un uomo può essere molto spirituale e non credere in Dio. Un uomo che non crede in Dio può essere il migliore degli uomini ed essere molto più vicino lui ad un credente che rispetta, di quanto siano vicini tra loro due credenti. Vi propongo un breve aneddoto chassidico: un grande maestro era noto per avere rimedi per ogni morbo, per ogni affezione. Un giorno arrivò un rabbino e gli chiese – Maestro, io vorrei che tu mi trovassi un rimedio per provare il timore di Dio – e il maestro - Guarda che combinazione! E’ l’unica malattia per cui non ho rimedio. Però ho un rimedio per provare amore per Dio – Il rabbino allora lo supplicò - Ti prego maestro dammelo, mi sarà sicuramente molto utile – Il maestro rispose - E’ semplice: devi praticare l’amore per gli uomini. -

E secondo lei stiamo andando in questa direzione?

Nel modo più assoluto no. Cinque milioni di bambini muoiono di fame ogni anno. Ci sono uomini che starnazzano alla televisione, invece che occuparsi di questo, esibendo solo il loro narcisismo.
E’ vero, non mancano anche segnali di speranza: come l’impegno del volontariato, della cooperazione, dei giovani, basti pensare a quelli che in questi giorni hanno manifestato in Calabria dopo l’attentato del vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno.

Questa attenzione però non rischia di diventare una “moda”?

Lei pone il dito su una piaga rovente, purulenta. Molti stanno cavalcando questo tema perché sanno che ci sono soldi. Purtroppo la solidarietà può essere un business. Il tutto dipende dal forte rigore della moralità di chi fa questo lavoro. Io ho preso una decisione: quando vado a fare uno spettacolo per sostenere qualcuno non voglio neanche il rimborso del biglietto del tram, non voglio niente, perché sia chiaro che è gratuito. So di gente che si lustra il nome dicendo che ha fatto qualcosa per solidarietà, ma in realtà ne ha fatto semplicemente un mestiere, carpendo i sentimenti buoni delle persone.

Anche a noi, operatori del sociale, a volte vengono dei dubbi sulla “moralità” del nostro lavoro…

Bisogna avere dubbi, bisogna squartarsi dentro su questa cosa, per essere sempre nel massimo rigore. C’è una differenza molto sottile: è chiaro che un uomo che fa cose belle, talora può averne un ritorno, quel ritorno è lecito, ma usare la solidarietà per far quattrini, allora no.
Io ho molta difficoltà, in strada quando mi fermano e mi chiedono qualcosa… Il nostro libro, il Talmud, libro di grande Sapienza (una sorta di raccolta enciclopedica, contenente le leggi civili e religiose del popolo ebraico, e un commento alla Torah, ndr.) dice “quando qualcuno ti stende la mano, tu dai, non starti a chiedere perché stende la mano”.
Io ho scelto di concentrare il mio sostegno ad organizzazioni quali Emergency ed Amnesty, perché conosco come vengono gestite. Non avrei solidarietà verso alcune agenzie dell’ONU. Non voglio far nomi per non essere volgare. Ci sono agenzie che utilizzano il 75% dei finanziamenti per mantenere la struttura.

E’ la legge del mercato che a volte costringe le organizzazioni a fare scelte di un certo tipo, più pragmatiche, per stare in piedi.

Io non sono un moralista, non voglio dare lezioni a chicchessia, il confine è molto delicato e bisogna interrogarsi sempre… Naturalmente una cooperativa deve vivere, la gente che lavora deve essere pagata, però una cosa è essere pagati con uno stipendio equo e giusto, una cosa è vivere come dei satrapi orientali. Ci sono persone che lavorano in questo ambito e hanno autisti, ville, panfili… E’ legittimo desiderare queste cose, ma allora non si deve lavorare nella solidarietà.
Spesso per raccogliere fondi si fanno feste sfarzose spendendo fortune, quando si potrebbe festeggiare con pastasciutta e vino, ma lo si fa per poi poter dire - Facciamo una festa per i signoroni per raccogliere soldi per i poveracci - Questo non è giusto.
E’ il mio punto di vista, ma io non sono il giudice degli altri. Io non dò lezioni, però faccio delle scelte che sono faticose e le pago. Se io avessi accettato di andare da Costanzo o nei vari talk show a fare il cretino, avrei potuto guadagnare venti volte quello che guadagno oggi. Sarei stato perfetto, so parlare e so essere anche molto polemico, poi so raccontare un sacco di storielle. Venti volte mi hanno invitato e venti volte ho detto no.
Questi sono prezzi che si pagano: io trovo la televisione una struttura indecorosa.

Di fronte alle tante ingiustizie della vita lei, però, utilizza spesso lo strumento dell’ironia, dell’umorismo.

Il regista di Train de vie (Radu Mihaileanu, ndr.) dice con molto acume che l’umorismo ebraico è il pudore della tragedia: per non esporre le ferite si ride, è una forma di pudore. Tutto quello che sono riuscito a conseguire, tutti i conflitti che ho evitato, tutte le volte che ho cercato di ascoltare gli altri, derivano dal mio culto per l’ironia, tutta la mia vita è basata su questo. Sono infiniti gli episodi. Ovviamente bisogna trovarsi davanti qualcuno che sia disposto a cimentarsi con l’umorismo: all’umorismo bisogna essere educati.

07/11/05

e.venti
MODENA TEATRO FESTIVAL

settembre 2005 / giugno 2006

Nel mese di ottobre prosegue l’intensa attività del Teatro dei Venti, con un ricco programma di laboratori, conferenze e spettacoli: un seminario pratico di Teatro, Circo e Danza a cura di Andrè Casaca e Ottoteatro, uno studio sul tema “Donne e Resistenza” a cura del Gruppo di Ricerca Teatrale Nido dei Venti, il Festival delle Giovani Compagnie Teatrali Modenesi, performance di burattini con Moreno Pigoni e il Professor Remo Melloni, spettacoli e laboratori con autori ed attori come Julia Varley ed Eugenio Barba dell’Odin Teatret, Imke McMurtrie e Nathalie Menta del Potlach Teatro, Norberto Presta di Via Rosse e tanti altri.

Il programma dettagliato è su www.teatrodeiventi.it

E.venti è una finestra sul mondo, uno spazio di confronto tra esperienze artistiche distanti per cultura e storia, ma che trovano un terreno comune nell’analisi del livello artigianale del fare teatro.

E.venti è spettacolo e formazione con artisti provenienti dall’Italia e dall’Europa pronti a condividere la loro esperienza con laboratori e conferenze e due centri di formazione teatrale permanente a Modena e a Vignola, con lezioni quotidiane rivolte a tutte le fasce di età.
E.venti è il crocevia di energie e venti da Modena e dal mondo.

Gli e.venti si terranno presso il Teatro dei Venti, in Via Bolzano 31, a Modena.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 059 3091011, info@teatrodeiventi.it

03/10/05


ARCHIVIO