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Le diverse forme di gestione della diversità culturale nelle grandi migrazioni internazionali dell'era post-coloniale
di Alfred Bushi - Associazione Egnatia
Una delle pecularità dell'essere umano è stata ed è ancora quella di migrare, intraprendere un percorso, in una terra nella maggior parte dei casi sconosciuta, dove sei spinto inconsciamente, e dove l'altro è il tuo concetto di supporto.
In un'epoca come quella che stiamo attraversando, di totale apertura e di contaminazioni interculturali, diventa una necessità riflettere sulla diversità di questi "nuovi arrivati", e su come gestirli. Il Consiglio d'Europa, che ha allargato il suo campo di riflessione al tema dell'alterità, mostra come le migrazioni internazionali siano l'espressione dei profondi mutamenti sociali, demografici, economici, politici che caratterizzano la società contemporanea.
La presa in considerazione di questi mutamenti di profilo socioculturale ha orientato i lavori del Consiglio d'Europa verso l'educazione di tutti contro l'intolleranza, verso la scoperta del mondo, l'interdipendenza fra i paesi, la solidarietà e la comprensione internazionale, lo sviluppo e la cooperazione, i diritti dell'uomo ed i valori democratici, la pace.
La riflessione sull'educazione interculturale è rivelatrice della progressiva scoperta degli stretti legami esistenti fra riuscita di questo progetto e la presa in considerazione dello status giuridico, socioeconomico e politico dei migrati. Solo una volontà politica generale di considerare le popolazioni migrate come parte integrante della società può offrire al progetto educativo delle vere possibilità di riuscita. Tuttavia, la posizione socio-economica e politica del migrato è carente di fronte a questa prospettiva d'educazione interculturale e richiede maggior sforzo da parte di chi cerca la tolleranza, la solidarietà, lo sviluppo e la cooperazione.
Le politiche migratorie non sono sempre state così accurate come quelle portate avanti dall’attuale Consiglio d'Europa, anche se con certe sfumature e limiti d'efficacia. Il sentiero che porta all'educazione interculturale, ciò che richiama al "dialogo", non può essere condizionato in nessun modo, poiché, prima di tutto non c’è una condivisione, e, secondariamente, comporta commensurabilità fra le diverse culture che potrebbe tramutarsi in conflitto dove non si sa di chi è la colpa.
Lasciando un attimo da parte le considerazioni sulla capacità di gestire la nuova società multiculturale dell'unione Europea, volevo fare un breve riassunto sui percorsi culturali adottati dalla società occidentale nei confronti dell'immigrazione globale.
Vi descriverò adesso, in maniera semplificata, le diverse politiche migratorie utilizzate nel corso degli ultimi anni nei principali stati occidentali o meglio in quelle società dell'etnocentrismo moderno, in cui, dopo la decolonizzazione, il flusso migratorio è stato più consistente.
Una parte della società occidentale ha applicato agli inizi del periodo postcoloniale, e continua tuttora, una politica migratoria d'assimilazione, ciò vuol dire, in parole povere, che al gruppo etnico o agli immigrati è richiesta l'accettazione della cultura dominante. L'assimilazione non è mai avvenuta ed ha avuto un totale esito negativo, poiché non si può mai assimilare un'identità culturale costruita nel corso dei secoli.
Un'altra forma che la cultura politica dell'etnocentrismo moderno ha generato è la cosiddetta fusione. Esiste uno spazio culturale nel quale tutte le culture possono convivere. Però quello spazio già menzionato prima non è neutro, ma è il contenitore dei "valori americani", è il Melting Pot. Si comprende subito che pure in questo caso, il fallimento è immediato poiché non è possibile imporre i valori della cultura dominante alle minoranze o ai vari gruppi etnici. Qui ci troviamo di fronte a uno dei tanti paradossi della società differenziata per funzioni (Luhman.N, sociologo e filosofo Tedesco ancoravivo), da una parte c’è la nazione americana, figlia di un pluralismo culturale e religioso, dall'altra la volontà e la consapevolezza di andare al di sopra delle altre diversità culturali.
E infine troviamo il Pluralismo tollerante, la forma culturale che capeggia fra le tante altre sottospecie. Questa è la forma essenziale sulla quale poggiano oggigiorno le grandi idee politiche su come creare la società globale.
Tollerante: non ci piace, però la accettiamo lo stesso. Indubbiamente questa considerazione è uno dei presupposti dell'etnocentrismo moderno su cui si basa la società occidentale ed in particolare quella americana. Affrontare il mondo contemporaneo, delle migrazioni di massa, secondo queste considerazioni è un passo che ha portato all'interno della società occidentale tanti conflitti.
Pluralismo tollerante, vuol dire anche - accettazione su base etnica della diversità -, creato dal movimento dei diritti di uguaglianza dei neri in America, sotto la guida del pastore Martin Luther King (pastore della chiesa Battista), e quello dei musulmani neri sotto la guida di Malcolm X, che rivendicavano i diritti di gruppo, di differenziazione e d'autonomia di professione della loro fede.
In questo caso è stato decisivo la rivendicazione dei diritti dei Black Americans, ma pensiamo agli altri gruppi, o alle altre minoranze migratorie, che non hanno la possibilità d'agire, e che sono esposti a diverse forme di discriminazione sociale. Diventa molto rilevante che a ogni azione rivolta alla protezione dell'identità culturale, sia affiancata la corrispondente azione politica, che aiuti alla costruzione di una società basata sul rispetto della diversità culturale e dell'armonia tra i diversi popoli.
Non si sa mai come va a finire in una società che sta andando verso la globalizzazione, verso quella società globale in cui i valori sono universali, o meglio i valori della società occidentale sono universali. Bisogna che le grandi nazioni della società differenziata per funzioni rispettino il pluralismo culturale, in modo che non nascano dei conflitti all'interno della stessa società che vuol essere universale. Indubbiamente non ci può essere una società globale dove non c’è il rispetto per le periferie, per le quali è molto importante l'integrazione in un clima interculturale.
Interculturale, non solo come aiuto e sostegno per rimuovere le difficoltà e i conflitti del momento, ma come apertura e intercomprensione reciproca.
05/03/07
Extra. Il mondo tra noi
Modena. Torna il programma televisivo "Extra. Il mondo tra noi", su TeleRadioCittà, rete locale modenese, sabato 10 febbraio alle ore 22.30 e, in replica, domenica 13 alle ore 13.30 e lunedì 12 alle ore 12.00.
Cinque puntate, a cadenza settimanale sul mondo dell'immigrazione, a cura della redazione Pipol.
Sanità, rappresentanza, tempo libero, italiani, stranieri, modenesi, extracomunitari, integrazione, società multietnica, mediazione: la città del futuro è già presente. È una metropoli multiecnica, dove modenesi – italiani e non – convivono in favore di un’inevitabile integrazione. Integrazione che è possibile soltanto se ci si conosce, se si condividono le esperienze, le storie, le difficoltà dei lavoratori e di chi è in cerca di occupazione, degli studenti, delle famiglie, dei giovani e degli anziani, di chi è povero e di chi ‘ha fatto fortuna’ nella nostra provincia…
Il titolo del programma – Extra. Il mondo tra noi –, volutamente provocatorio, gioca sulla parola “extra” che allude al termine dispregiativo di extracomunitario, ma allo stesso tempo vuole indicare un ‘valore aggiunto’ che gli stranieri sicuramente portano alla comunità modenese; il sottotitolo sta ad indicare la complessità e la varietà (= mondo) di una città moderna e multiculturale come è ormai Modena (= tra noi).
Le puntate:
Sabato 10 febbraio, ore 22.30 (in replica domenica 11, ore 13.30 e lunedì 12, ore 12.00)
L’ombelico del mondo. Maternità e nascite nella Modena multiculturale
Con la presenza in studio di:
Dott.ssa Isabella Neri, reparto di ostetricia del Policlinico di Modena;
Elena Sourova, Coordinatrice servizio di mediazione interculturale di coop Integra, presso l’AUSL della provincia di Modena.
Sabato 17 febbraio, ore 22.30 (in replica domenica 11, ore 13.30 e lunedì 12, ore 12.00)
Multiculturalità in corsia. Le infermiere straniere a Modena
Con la presenza in studio di:
Sig.ra Ewa Trzyna, Infermiera polacca presso una struttura privata di Modena;
Sig.ra Gloria Carpi, Responsabile Help Center - AUSL Modena
Sabato 24 febbraio, ore 22.30 (in replica domenica 11, ore 13.30 e lunedì 12, ore 12.00)
Area a traffico limitato. Come i cittadini di diverse culture frequentano gli spazi pubblici all'aperto
Con la presenza in studio di:
Dott.ssa Cinzia Caruso, Assessore Politiche Sociali - Comune di Carpi;
Sig. Jabri
Abderraham, Presidente Consulta degli Stranieri del Comune di Maranello.
Sabato 3 marzo,
ore 22.30 (in replica domenica 11, ore 13.30 e lunedì 12, ore 12.00)
Titolo e ospiti in fase di definizione. Tema: L'utilizzo degli spazi pubblici chiusi, da parte di cittadini di culture diverse.
Sabato 10 marzo, ore 22.30 (in replica domenica 11, ore 13.30 e lunedì 12, ore 12.00)
Titolo e ospiti in fase di definizione. Tema: la rappresentanza dei cittadini stranieri a livello politico e sociale, nella provincia di Modena.
09/02/2007
L’Associazione Egnatia
di Olti Buzi - redazione Pipol
e socio dell'Associazione
Modena. Ha preso il nome da un’idea, da un desiderio di rappresentare per i popoli del mondo ciò che la via Egnatia è stata per loro, un ponte tra popoli, culture e civiltà. Nata come iniziativa di un gruppo di studenti albanesi dell’ateneo dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, EGNATIA è ormai un’associazione che si è ben affermata nell’ambiente universitario come portavoce della sempre più grande comunità degli studenti albanesi ed esempio per una serena e fruttuosa vita universitaria per tutti gli studenti, di ogni paese, iniziando da Modena, come un progetto pilota, per poi esportare l'esperienza positiva ed i successi da ateneo ad ateneo... in tutta l'Italia.
Attiva già da più di quattro anni, EGNATIA considera obiettivo principale mostrare le vere e profonde tradizioni di un popolo che conserva nella sua storia il valore più importante di cui il mondo d'oggi ha bisogno: la convivenza pacifica e la tolleranza religiosa tra un popolo di tre religioni, una terra e una pace. E’ nata come un’attività studentesca e non è assolutamente limitata all’ambiente studentesco ma vorrebbe essere portavoce di tutta la comunità albanese in Italia. Ormai ha ampliato la sua collaborazione con vari associazioni ed enti locali e regionali. L‘Associazione, senza fini di lucro, opera nel settore istruzione, socializzazione, sport dilettantistico, cultura ed arte, promozione del valore della Pace e dell’incontro con l’alterità, mediazione interculturale.
La nostra associazione intende stabilire l’incontro e il confronto fra studenti, lavoratori e famiglie. Intendiamo svolgere attività di istruzione e formazione culturale per aumentare il dialogo e superare pregiudizi nell’ambiente studentesco o lavorativo. Intendiamo dare dei corsi di formazione e di supporto didattico per studenti universitari e alunni delle scuole elementari, medie e superiori che trovano difficoltà durante il percorso degli studi.
Nell’intenzione di rendere più diversificata la vita degli studenti e lavoratori intendiamo svolgere attività sociali e sportive che facciano da punto di incontro per rilassarsi e conoscersi meglio. Abbiamo già una squadra di calcio e siamo attivi in attività sportive tra studenti.
Promuovere la cultura e l’arte sono una nostra forte intenzione perché li consideriamo indispensabili componenti dell’intellettuale del domani. Tramite conferenze e mostre, attività che abbiamo giа iniziato a fare intendiamo promuovere l’interesse artistico, storico, i valori di pace e umanità. Queste attività ravvicineranno di più le nostre comunità intorno ai veri valori umani aiutandoli a superare pregiudizi di culture o razze differenti. EGNATIA intende dare così il proprio contributo oggi per un migliore domani.
EGNATIA intende essere un punto di riferimento per il confronto sui progetti di cooperazione che si possono realizzare nella Regione Emilia Romagna sulla nostra comunità, creando così importanti occasioni di incontro e scambio di esperienze fra le associazioni e cooperative sociali operanti nel territorio.
Potete visitarci nel nostro sito cliccando su www.egnatia.org, mandarci un email per qualsiasi proposta o suggerimento all'indirizzo info@egnatia.org
Volete sapere qualcosa di più della nostra comunità e la sua cultura? Visitate GLOCAL (www.albstudent.eu/iglocal/), un progetto della nostra associazione proposta a coloro che parlano la lingua italiana.
09/02/2007
L'Associazione Pakistana di Reggio Emilia contro l'omicidio di Hina Salem
Comunicato stampa a cura di Mahmood Asghar, Resp.ufficio immigrati CGIL Correggio(RE), Vice presidente dell’AVIE, Presidente dell’associazione Pakistana di Reggio Emilia e Provincia.
Cari amici e amiche, non troviamo le parole per esprimere la nostra rabbia, rammarico e la nostra preoccupazione per il futuro della nostra convivenza in Italia, per questo abbiamo deciso di scrivere queste righe per dire la nostra riguardo alla vergogna e l’imbarazzo in cui ci troviamo oggi, dopo il massacro di Hina Salem da parte di suo Padre per il semplice motivo che ha scelto di vivere “all’italiana” in Italia, un paese dove ha scelto il padre stesso di farla crescere, senza accettare le scelte di sua figlia.
Ciò che è successo non ha a che fare con la nostra religione, che ha portato Onore alle donne salvandole dall’ignoranza, che regnava prima dell’islam (prima, quando nasceva la femmina veniva seppellita viva); nel corano c’è una sura della donna (surat annessaa), l’islam ha citato la donna in tantissimi versetti, l’islam ha valorizzato le donne, ha dato importanza alla madre (il paradiso è sotto i piedi delle madri), ma quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo in questo momento è tutt’altro che l’Islam, quindi, con questo nostro comunicato, vogliamo condannare senza ambiguità il massacro di Hina: chi sbaglia paga, e quello che commette un atto del genere per noi è tutt’altro che Musulmano, la nostra condanna si allarga anche a coloro che davanti alle emittenti televisive nazionali hanno dato ragione al padre, perchè vogliamo ricordare che gli atti di violenza o di terrorismo sono un pensiero prima di diventare un atto quindi, dobbiamo combattere anche questi tipi dipensieri: questa è per noi è un’altra modalità di prevenzione (prevenire è meglio che curare).
25/08/06
Siamo sconfitti tutti
Intervista a Mohamad Chehaimi, traduttore e mediatore interculturale di origine libanese.
di Carla Mori
Tutti noi siamo a conoscenza del dramma che si è verificato in questi giorni in Libano, ma forse molte persone non conoscono le ragioni o i fatti per cui è scoppiata questa guerra, potresti aiutarci a fare chiarezza?
In ogni guerra o conflitto, esistono delle cause dirette e cause indirette, e spesso la gente attribuisce le ragioni di un conflitto solo a quelle dirette. Mi riferisco all’episodio del dodici luglio scorso, che ha visto l’uccisone di cinque soldati israeliani e il rapimento di altri due da parte dei miliziani di Hezbollah. Io dico che attribuire questa gigantesca operazione militare, scattata dopo solo tre ore, da quell’episodio, è un’analisi superficiale, nonché una grande menzogna. Secondo molti esperti di strategia militare, per poter organizzare un’azione bellica di quella portata non sarebbero bastati sei mesi. Di conseguenza o questo è stato un piano militare preparato in fretta e furia, o è stato un piano messo a punto tempo prima, attendendo un pretesto per metterlo in atto. Io sostengo che le ragioni di questa guerra vadano ben al di là di questo episodio, i veri motivi di questo conflitto bisogna cercarli nella stagnazione dei problemi che da anni affliggono il Medio Oriente e pongo davanti a tutti il problema della Palestina. Forse abbiamo bisogno di tempo per capire le ragioni di questa immensa tragedia.
Che cos’è Hezbollah?
Hezbollah è nato come movimento militare dopo il 1982, staccandosi da un altro partito politico che esiste tuttora e si chiama Amal e con il quale continua comunque ad essere alleato politico. Hezbollah è un partito indipendente, che ha sempre agito nell’interesse del Libano. Nel giugno dell’82 Israele aveva invaso il Libano, che, non avendo un esercito vero e proprio, non aveva potuto difendersi da questa incursione, tant’è che in quattro giorni i soldati israeliani avevano già raggiunto Beirut. Il Libano non ha un aereo militare, ha un paio di elicotteri che hanno funzioni civili, un paio di carroarmati da far sfilare durante le parate militari nazionali… Il sud del Libano è stato devastato e da allora Hezbollah è diventato anche una forza militare, per difendere il paese. Sono stati gli abitanti stessi a mettere in piedi un movimento militare, finalizzato proprio alla difesa degli attacchi israeliani. Le armi le prende da chi gliele vende, e naturalmente anche dai 2 paesi che lo appoggiano, Siria e Iran. Hanno molti soldi. Molte persone simpatizzanti del movimento sono ricchi imprenditori che vivono all’estero, in Australia, in Sudamerica. In passato molta gente, a causa della miseria, è emigrata dal sud. Hezbollah comunque non è stato solo un movimento militare: ha garantito alla popolazione del sud e a Beirut numerosi aiuti, assistenza sanitaria, scuole, generi di prima necessità. Ha ottimi rapporti con il governo istituzionale: tre ministri nell’esecutivo ed è ben rappresentato in parlamento. Questa guerra, poi, ha ingigantito il suo potere, lo ha legittimato: anche le persone che erano scettiche o che addirittura erano contrarie ora lo vedono diversamente. Ha conquistato un enorme consenso anche in paesi vicini, paesi che non avevano mai avuto grossa simpatia per loro. E’ diventato il simbolo della resistenza nei confronti dell’esercito israeliano. E’ un fenomeno complesso, molto difficile da spiegare.
Israele ha fatto male i suoi calcoli, quindi…
E pensare che in Libano era in atto un processo politico avviato da più di dieci anni, che si prefiggeva di rinsaldare le basi democratiche del paese, integrando le milizie di Hezbollah nell’esercito statale. L’idea era quella di sciogliere il movimento militare e lasciare solo quello politico. Ma ciò che è successo ora ha spazzato via questa ipotesi. Adesso, bisogna partire da capo. Hezbollah è un partito politico rappresentato nel governo, che ha accettato il piano del governo libanese in sette punti, presentato alle Nazioni Unite e il documento sull'invio dell'esercito a sud: questo piano stabilisce chiaramente l'autorità del governo. Hezbollah ha appoggiato il piano perché il governo è riuscito a portare sull'agenda internazionale temi che a Hezbollah sono cari, come le Fattorie di Sheebaa, di cui nessuno parlava da anni.
So che i tuoi parenti vivono in Libano, che cosa è successo a loro?Come hai vissuto tu questi giorni?
Ho tutta la famiglia che vive in Libano: il mio papà, la mia cara mamma, i miei fratelli e sorelle e ventotto nipoti. Questa domanda mi riempie di angoscia, perché quello che è successo ha trasformato il mio modo di essere, di pensare, ha cambiato radicalmente la mia vita. Spesso mi ha portato all’incoscienza. Ogni volta che ascoltavo le notizie finivo col processare me stesso, la mia morale e le mie idee, e mi sentivo ancora peggio. Questo perché quando sapevo che le distruzioni e i morti erano lontano da dove vive la mia famiglia, mi avvolgeva un’immensa gioia, ma presto questa si trasformava in una profonda angoscia, per come avevo potuto pensare e ragionare così, solo perché i morti erano altri e le case distrutte erano di altri. Ho vissuto così per trentatré giorni. Ecco come questa guerra è stata crudele anche con chi non era là. Ho vissuto un incubo, giorno e notte. Mangiavo solo quando il mio stomaco, martoriato dalla gastrite e dall’ulcera, impazziva. Dormivo solo quando i miei occhi si chiudevano per la stanchezza davanti alla televisione. Mi svegliavo ogni ora. Sempre di corsa per andare a vedere cosa stava succedendo. Prima per gioire, poi per disperarmi. Di notte stavo un po’ meglio perché restavo solo, così potevo piangere, sfogarmi, urlare, litigare con me stesso. Ogni tanto si svegliava mia moglie per controllare i bambini e per chiedermi come stavo…Ero diventato il terzo figlio per lei. Doveva sgridarmi per mangiare, per dormire, per cambiarmi i vestiti. Di giorno era un dramma nel dramma: dovevo nascondere tutto, scherzare, ridere e giocare con i miei figli. Il piccolo ha tre anni: gli avevo promesso la vacanza al mare, i castelli sulla sabbia, i bagni, i gelati. Per me è stato atroce. E’ qualche cosa che devasta l’anima. Ti distrugge dentro.
In un mese sono riuscito a parlare con la mia famiglia per quattro minuti: tutte le linee erano inagibili. Dalle loro parole ho captato una disperazione dignitosa, composta e io mi disperavo di più perché ero impotente. Pensavo a mio padre, affetto dal morbo di Parkinson, che non poteva prendere il farmaco con cui si cura, perché in Libano non si vende. Glielo porto sempre io ogni sei mesi circa. Il pacco di quindici confezioni è ancora sul mio comodino in camera da letto e tutte le volte che lo vedevo mi sembrava di impazzire. Malgrado tutto, comunque non mi posso lamentare, perché c’è gente che ha conosciuto la morte.
Il mio pensiero va ai morti civili, quelli innocenti, ai quali nessuno aveva chiesto se questa guerra la volevano, ma che sono spesso i primi ad essere colpiti.
Pensi che la risoluzione dell’Onu porterà benefici? E dell’intervento degli italiani cosa ne pensi?
Come al solito la risoluzione dell’Onu è stata tardiva, poco chiara ed iniqua, da applicare a senso unico. Ma in una situazione così, ben venga la risoluzione. Anche se mi preoccupa, perché decine e decine di risoluzioni, in passato non sono mai state applicate. Mi sentirò più tranquillo quando arriverà il contingente militare dell’Onu. Per ora ogni pretesto è buono per ricominciare e lo dimostrano le continue violazioni della tregua da parte dell’esercito israeliano. Anche questa poca chiarezza tra i paesi dell’Onu che devono intervenire.. Non ci sono accordi precisi.. e questo non aiuta. L’Italia stavolta è intervenuta nel migliore dei modi, a partire dalla conferenza sul Libano a Roma, il diciannove luglio scorso… Anche se tutti dicono che è stata un fallimento, io non la penso così, è stata praticamente la pietra fondamentale di tutti i passi successivi.
Tra il Libano e l’Italia comunque ci sono sempre stati ottimi rapporti, non solo a livello politico, ma anche a livello di simpatia popolare. Ho parlato con molta gente e il popolo italiano è stato molto vicino a quello libanese e lo sta dimostrando con i fatti, con l’assistenza umanitaria e il futuro contingente militare.
Sai che cosa sta succedendo adesso alla popolazione libanese?
Il popolo libanese è come i suoi cedri, che si piegano al vento, ma non si spezzano. Anche stavolta ce la faremo, ricostruiremo il paese, perché amiamo la vita. I libanesi rientrano tra le macerie delle proprie case con dignità, con la voglia di riprendere a vivere, il prima possibile. Il paese è più unito che mai, si dà da fare e c’è molto da fare, non ha alternative. Questa è la quinta volta che il Libano viene distrutto e verrà ricostruito. E’ ancora difficile avere accesso alle medicine, ai beni di prima necessità, perché esiste ancora l’embargo, sia navale che terrestre. Gli aiuti arrivano con molte difficoltà.
Come si comportano le diverse comunità religiose del paese, in particolare cristiana e musulmana, di fronte a questa crisi?
Il Libano è un mosaico di religioni e tradizioni. È il simbolo di una convivenza che dura da secoli.Molti credevano che la guerra civile durata quasi venticinque anni fosse legata a motivi religiosi, ma non era quella la vera ragione. Il motivo era politico. Forse era uno degli obiettivi di Israele: riaprire questo conflitto civile. Ma non ci sono riusciti, anzi, il popolo ora è unito più che mai e Hezbollah ha accresciuto il suo consenso sia all’interno che all’esterno. Le religioni in Libano hanno un ruolo nella vita privata dei cittadini, ma, esiste un solo popolo.Un esempio di civiltà interetnica, con le sue 11 etnie religiose (musulmana e cristiana le principali). La gente si è data una mano reciprocamente, è stata ospitata nelle chiese e nelle moschee, senza pensare alla religione.
Riesci a farti un’idea sul futuro di questo paese e sui suoi rapporti con Israele e i paesi limitrofi?
Il futuro del Libano è legato al futuro dell’intera regione mediorientale. Si è sempre cercato di fare degli accordi bilaterali e secondo me non risolvono pienamente la crisi. Ci vorrebbe una soluzione globale, dove sul tavolo siedano tutti. Lo dimostrano gli accordi tra Israele e Giordania, tra Israele ed Egitto: non sono inutili, ma nell’area mediorientale c’è sempre più tensione. Secondo me, questa guerra non ha risolto niente, anzi, ha aggravato il quadro politico e militare della regione, aumentato la sofferenza della gente e soprattutto l’odio, qualche cosa che richiede molto tempo per essere smaltito dalla memoria.
Mi esprimo da uomo che non riconosce i confini tracciati dall’uomo, in nome del diritto alla vita di tutti. Non approvo né l’euforia di Hezbollah, né le dita aperte a “V” dei soldati israeliani che rincasano: non c’è stata vittoria per nessuno. Siamo sconfitti tutti.
Grazie Mohamad.
Alcuni tra i principali danni subiti dal Libano, in trentatré giorni di guerra:
Fonti: Funzionario del Ministero delle Infrastrutture libanese, i giornali Assafir e Albalad
1100 morti civili, in gran parte bambini
3500 feriti
80 ponti rasi al suolo
1 aeroporto civile inagibile
6 porti danneggiati
600 chilometri di strada distrutti
il silos di riserva del grano al porto di Beirut bombardato
20.000 case in macerie, 30.000 danneggiate
centrali elettriche e stazioni di servizio inutilizzabili
siti archeologici danneggiati
oltre il 40% di disoccupazione
Ricerca sui rifugiati, richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria
L'Osservatorio Immigrazione della Provincia di Bologna sta avviando, in collaborazione con il Cospe, una ricerca sociale sul tema dei rifugiati, richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria a Bologna e provincia.
L’indagine si pone un triplice obiettivo:
stimare l’entità e descrivere le condizioni di vita di questo gruppo di cittadini stranieri;
censire i servizi pubblici e del privato sociale disponibili in questo campo sul nostro territorio;
prospettare una serie di possibili percorsi di miglioramento degli interventi, in un ottica di rete ed integrazione fra i servizi del territorio provinciale.
Per informazioni: http://www.osservatorioimmigrazione.provincia.bologna.it
Spinner - azione 3. Imprese cinesi: nuovi dati e strumenti disponibili
Il sito web www.spinner.it è stato aggiornato con nuovi dati, strumenti e risultati. In particolare sono disponibili i seguenti materiali:
- I cinesi e gli altri (marzo 2006): aggiornamento sulle imprese con titolare extracomunitario in Italia, con particolare attenzione alle imprese con titolare cinese;
- L’imprenditoria cinese in Emilia-Romagna (maggio 2006);
- Manuale Spinner per l'impresa e lavoratori in regola: raccolta di fascicoli tematici incentrati sulle forme di irregolarità riscontrate nei laboratori cinesi, ma anche sui servizi e sulle agevolazioni fruibili dai titolari di impresa per sanare le relative forme di irregolarità;
- Prontuario Spinner per la regolarità del lavoratore: una guida utile ed agevole per il lavoratore per conoscere il contesto normativo ed istituzionale italiano e per beneficiare delle opportunità derivanti dal lavorare in Italia;
- Calendario della regolarità: calendario bilingue finalizzato a facilitare il rispetto delle scadenze degli adempimenti amministrativi, fiscali, previdenziali e legali delle imprese del comparto moda. Il Calendario evidenzia le date ultime per ciascun adempimento e l’insieme di ricorrenze e festività italiane e cinesi.
Inoltre i materiali nell’ambito del progetto (report, analisi statistiche, manuali, ecc.) sono disponibili sul sito istituzionale www.spinner.it nell’area dedicata all’Azione 3 - Emersione, fino al dicembre 2006. Alcuni nuovi materiali sono in fase di conclusione e di successivo inserimento: si consiglia quindi di visionare il sito anche nel corso dell’autunno 2006.
09/08/06
E' nata la Casa delle Culture a Modena
Modena. Nella città che cresce, è nato un punto di incontro per le Associazioni che promuovono e sostengono i bisogni di convivenza costruttiva e partecipazione dei cittadini. Con la Casa delle Culture, che sorge nel cuore della città, in via Wiligelmo 80, nel Quartiere San Faustino, proprio di fronte alla Polisportiva, Modena e i suoi abitanti avranno la possibilità di incontrare e conoscere il resto del mondo.
L'Associazione Casa delle Culture, pensata e proposta da Associazioni modenesi di cittadine e cittadini straniere e italiane, si ispira ai principi della pace, della nonviolenza, della tutela dei diritti umani, dei diritti di cittadinanza, della solidarietà fra le persone, i gruppi e i popoli.
Intende operare, con tutta la collettività, per favorire l'incontro e l'interazione fra persone, attraverso la conoscenza ed il riconoscimento di più identità culturali, compreso il confronto di genere, per arrivare alla creazione, insieme, di una nuova e più ricca cultura.
Che cos’è la Casa delle Culture?
La Casa sarà un luogo aperto e autonomo, gestito dalle stesse associazioni nel pieno rispetto dei tempi e dei modi decisi dalla Associazioni aderenti e dei ritmi del Quartiere San Faustino, che ospita la struttura in un’oasi di verde e tranquillità e che le stesse Associazioni hanno tutto l’interesse a mantenere e curare.
Essa rappresenterà un punto di riferimento per le Associazioni, che condivideranno esigenze e rielaboreranno le proprie esperienze, anche in relazione con le istituzioni del territorio.
Nella Casa sarà possibile documentarsi ed ampliare le proprie conoscenze rispetto alle nuove strategie di convivenza e scambio culturale, consultando Internet, giornali e riviste in lingua, libri, pubblicazioni.
Saranno promossi la socializzazione e l’incontro tra immigrati e italiani, attività di svago e divertimento, progetti interculturali nati dalla collaborazione tra le associazioni, ma anche arte, spettacoli musicali e teatrali, laboratori di attività manuali, e poi corsi di lingua italiana e di lingue straniere, incontri tematici, dibattiti, mostre, corsi di formazione, uno spazio per i piccoli e tutto quello che le Associazioni italiane e straniere insieme riusciranno ad elaborare per rendere la vita quotidiana dei cittadini più ricca e stimolante, nel rispetto reciproco per le diverse culture e tradizioni presenti a Modena.
Le motivazioni
Un associazionismo degli stranieri, sviluppato, rappresenta un valido strumento per una politica d'integrazione, perché, da un lato, agevola la conoscenza e la comprensione reciproca fra le diverse culture e dall'altro favorisce l'attivazione, anche attraverso il coinvolgimento degli immigrati, di politiche più corrispondenti ai reali bisogni degli stessi.
E’ da diverso tempo che le Associazioni degli stranieri esprimono il bisogno di spazi da usufruire contemporaneamente come sede e come luogo di propulsione di modelli di convivenza tra italiani e stranieri. Ciò ha fatto emergere la necessità che le Associazioni degli stranieri siano più forti, più strutturate al loro interno e che sappiano, alla pari delle associazioni italiane, valorizzare le opportunità per crescere, offerte, sia dalle leggi, sia attraverso la sperimentazione di progettazioni e attività comuni.
Gli obiettivi
Il presente progetto, frutto dell’elaborazione comune delle Associazioni italiane, straniere e miste della Consulta Provinciale per l’Immigrazione, ha come obiettivo principale quello di creare le migliori condizioni affinché le Associazioni italiane possano contribuire fattivamente alla crescita delle Associazioni straniere soprattutto sul piano della capacità progettuale e operativa delle stesse.
Non di meno, la Casa delle Culture si propone di attivare percorsi di collaborazione e sinergie positive sia fra le Associazioni della “Casa delle Culture“, sia con tutti i soggetti che sul territorio perseguono le stesse finalità, per favorire la diffusione di una nuova cultura dello stare insieme, dando vita anche a reti di sostegno tra famiglie immigrate e italiane, che compensino il vuoto creato dalla lontananza dal proprio mondo. La Casa, inoltre, intende conoscere e approfondire le nuove identità, le nuove relazioni e le contraddizioni vissute dalle nuove generazioni in rapporto alle loro radici culturali e tradizionali.
Un’associazione e un luogo insomma, in cui si possa produrre “cultura”, combattendo ogni forma di razzismo, attuando e valorizzando positivi modelli di convivenza, affermando e ampliando il concetto di cittadinanza e perseguendo obiettivi di conquista dei diritti sociali, civili e politici (diritto di voto, alla rappresentanza e partecipazione).
Le Associazioni che fanno parte attualmente della Casa delle Culture:
Associazione Culturale del Marocco
Centro Culturale Multietnico Milinda
Associazione Arfa
Associazione Donne nel Mondo
Associazione Nazionale del Ghana
Associazione Culturale Democratica Iraniana a Modena
Associazione Egiziana
Associazione Lavoratori Commercianti del Marocco
Comunità Ortodossa di Modena
Unione Cattolica Africana
Centro Lavoratori Stranieri CGIL
Associazione Donne nel Mondo
Acli
Arci Nuova Associazione
AVPA – Croce Blu Modena
Caritas Diocesana
Associazione Integra
Associazione Interculturale DAWA
Associazione Differenza Maternità, Modena
Associazione Gruppo Donne e Giustizia, Modena
Associazione Nord Africa
Casa per la Pace
Centro Documentazione Donna
Unione Donne in Italia (UDI), Modena
Associazione Ucraina Kievskaya Rus
Unione Donne Migranti per la Pace
La Casa delle Culture è un servizio sostenuto dal Comune di Modena, dalla Provincia di Modena, dalla Fondazione Cassa Risparmio di Modena e dal Centro di Servizi per il Volontariato di Modena. Per informazioni: www.casadelleculturedimodena.org
08/06/06
I musulmani vogliono dialogare
Sabato 28 maggio una delegazione musulmana ha incontrato la comunità sikh nel loro tempio di Novellara (RE)
Di Fazal Jabran, redazione Pipol e mediatore interculturale pakistano
L'associazione culturale Minhaj-ul-Quran International, rappresentata dal presidente per l'Italia Mohammad Alì, dal vicepresidente Sami Ullah e da Hassan Mir, professore nella scuola di Minhaj-ul-Quran in Norvegia, ha visitato il tempio sikh più grande d'Europa.
Nella delegazione erano presenti inoltre Mahmood Asghar della CGIL di Correggio, Javed Akhtar consigliere aggiunto nel Comune di Novellara ed alcuni giornalisti pakistani.
La delegazione è stata accolta dal capo religioso sikh e dai suoi collaboratori. Il capo religioso sikh ha illustrato il tempio alla delegazione pakistana. Tutti insieme hanno gustato un tè offerto dal Guru, capo religioso sikh; nel frattempo hanno scambiato quattro parole. La delegazione pakistana ha ringraziato il Guru per aver loro concesso questa occasione d'incontro. Inoltre hanno pregato tutt'insieme per la pace e la serenità per tutti e il rispetto reciproco delle diversità culturali.
Prima di uscire il presidente Mohammad Alì ha invitato il Guru a parteciapre ad una prossima festa musulmana e il Guru ha accettato l'invito molto calorosamente ed ha elogiato il primo passo verso la convivenza pacifica avanzato dalla comunità musulmana.
30/05/06
A Modena è stata eletta una nuova miss: Miss Ghananas!
Modena. Miss Ghananas è il nome delle ananas eque e solidali importate da Ghanacoop, il primo esempio di azienda promossa e gestita direttamente da una società di immigrati che, nel rispetto dei criteri di etica economica, operano per lo sviluppo del proprio paese.
Con gli utili della vendita si sostengono azioni di solidarietà e sviluppo nel villaggio di Gomoa Simbrofo, a 90 km da Accra (Ghana).
Il marchio internazionale Fairtrade, gestito da un'organizzazione senza scopo di lucro (il Consorzio Fairtrade TransFair Italia), promuove il commercio equo e solidale, garantendo ai piccoli produttori prezzi equi, prefinanziamenti, contratti di acquisto duraturi.
Se vuoi saperne di più: www.ghanacoop.it
30/05/06
Le vie delle signore sono infinite
Di Edith Bendicente
Questo articolo è stato pubblicato sul numero di marzo 2006 di Pollicino Gnus, interamente dedicato alla tematica di genere. www.pollicinognus.it
15 anni fa lasciai l’Argentina con la profonda determinazione di non tornarci mai più. Scappavo da una realtà nella quale non trovavo più una collocazione e già non mi riconoscevo: il governo democratico di Raúl Alfonsín che aveva dato corso ai processi ai militari genocidi, decreto dopo decreto (“obediencia debida”, “punto final”) aveva ceduto terreno. Nel 1989, come effetto deldiscredito del governo e dell’implementazione sia di manovre economiche che ancora una volta avevano generato una svalutazione “galoppante” della moneta, che di azioni volte a creare un clima di insicurezza nella popolazione in modo da favorireun ritorno all’ordine di tipo autoritario, si anticipò l’assunzione del potere da parte di Menem che, sotto il motto della “riconciliazione nazionale”, finì l’anno successivo per decretare l’indulto ai militari.
Cominciava l’epoca del “1 peso argentino” = “1 dollaro”, della svendita del paese, degli specchietti per le allodole, del sogno di consumare come se si facesse parte del primo mondo...
Si dice che noi argentini abbiamo le nostre radici nelle barche. Infatti un’elevata percentuale dell’attuale popolazione argentina discende da migranti arrivati dall’altra parte del mondo dopo aver attraversato l’oceano nelle “pance” delle navi. Non so se erano le “mie radici” quello che cercavo quando tornai dopo otto anni in Argentina, ma sicuramente mi mancavano dei pezzi di me, immagini, sensazioni delle quali non potevo più fare a meno. Volevo abbracciare le persone care, fare il bagno nel fiume Paranà che scorre attorno alla mia città, Rosario, vedere i colori in una luce non annebbiata e realizzare un vecchio sogno: imparare a ballare il tango.
Certo io non lo avevo ballato, ma col tango ero nata e cresciuta (1). Le sue parole erano state sempre lì,raccontando il mondo nella sua propria lingua (il “lunfardo”)(2), rappresentando in modo stereotipato e grottesco i ruoli sessuali e sociali o denunciando la corruzione politica e le ingiustizie, tutto ciò - nei testi più riusciti - con la profonda ironia che caratterizza una certa visione argentina disincantata del mondo cominciando da noi stessi e dai nostri vizi.
Questa specie di codice morale è - ovviamente - maschile, per cui attraverso i tipi di donna che compaiono nei tanghi si intravedono paure, debolezze e contraddizioni dei maschi stessi.
Provando a sintetizzare, nei tanghi più vecchi (che sono anche i più trasgressivi e burloni), quelli che accennano ai bordelli e alle donne con le quali era possibile in quel periodo ballare il tango (3), si descrivono donne furbe, che nonostante la loro condizione se la cavano e “en buena ley” fregano il maschio. In un secondo momento subentra la perduta quella bella ragazza che, “abbagliata dalle luci del centro” lascia la povera casupola di periferia abbandonando la sua santa vecchia mamma o il suo uomo per fare la buona vita ma che si sa che durerà così poco come la sua gioventù bruciata. Donna questa nella quale non ci si può fidare e che sicuramente avrà un tragico finale.
Un’altra grande protagonista dei tanghi -introdotta dai parolieri italiani- è la mamma figura fortemente idealizzata con la quale il figlio non è quasi mai stato giusto e perciò piagnucola pentito delle sue azioni mentre elenca i suoi vizi e le sue colpe. In altri tanghi il maschio implora, invece, il perdono della buona e dolce fidanzatina che aveva abbandonato per non aver saputo apprezzare le sue virtù perdendo così l’unica opportunità di salvezza che il destino gli aveva offerto.
Per nominare le donne (o almeno una buona parte di noi) il tango coniò un termine che condensa molteplici tratti della femmina e tra le cui sfumature, forse noi (donne argentine) ci siamo cercate inseguendo i nostri desideri: MINA. La “mina” del tango è soprattutto una donna fortemente sessuata e desiderata proprio perché si tratta di una donna fiera di esserlo. Rappresenta una sfida che mette paura perché potrebbe portare a perderetutto, persino la dignità intesa come l’essere “macho”. Ancora adesso i maschi argentini per riferirsi a una donna desiderabile usano il superlativo “minón”. E noi, donne argentine, ci siamo appropriate di questa definizione per riferirci all’amica leale, alla donna che riteniamo tutta di un pezzo, coraggiosa e sulla quale si può fare affidamento chiamandola “una flor de mina” e persino “minón”.
Quando una argentina “milonguera”(4) balla si mette nella pelle della mina. Posso capire che si veda il ruolo della donna nel tango, ovvero “la seguidora”, come di chi solo ubbidisce e che, perciò, si rimanga perplessi davanti al fenomeno che donne emancipate come siamo noiargentine (e come tantissime donne di tutto il mondo) non vedano l’ora di arrivare alla milonga, salire sui tacchi a spillo e intrecciarsi in un abbraccio per ascoltare il segnale del compagno. Ma questa perplessità e dovuta al fattoche si ignora che lei è lì, presente al centro di quell’intima e fugace relazione, sorretta dalle sue proprie gambe anche se sembra appogiarsi su di lui, e che lui non potrà far niente se non l’ascolta per sapere dove lei è. Solo così potranno condividere la musica attraverso i torsi e senza modificare l’abbraccio durante tutto il brano, sostenendosi ognuno grazie al proprio equilibrio, mantenere le gambe libere di andare e di esprimersi come due individui.
Il tango è essenzialmente camminare insieme all’altro nel tempo musicale. Più danza che ballo in quanto consente la interpretazione individuale della musica (sia della coppia che di ognuno dei ballerini) attraverso il proprio stile, sul quale si lavora per tutta la durata di una vita. Definita persino come danza ribelle, poiché gioca dentro il tempo musicale senza sottomettersene. A differenza di altri balli dove ci sono delle figure o dei passi che entrambi eseguono insieme, la coreografia di un tango è il prodotto della comunicazione che si istaura ogni volta attraverso un dialogo che ha i suoi codici, i suoi canali ed è anche lo spazio e il tempo di una relazione attraverso gesti riconosciuti e tramandati.
Si dice che il tango si balla “corazón a corazón”, questa frase non è solo la sintesi romantica di una emozione bensì una metafora del contatto trai ballerini, ovvero la zona dello sterno dentro dell’abbraccio avvolgente dove ci si dice quello che serve per stare insieme.
Come diceva il mio primo maestro: quando hai dei dubbi torna all’abbraccio. E qua mi viene in mente quale fu una delle prime cose che trovai strane a me in Italia, cioè, che quando si fa la conoscenza di qualcuno o di qualcuna non ci si abbraccia ma si tende la mano. All’inizio mi presentavo come ero abituata a fare e questogenerò malintesi in quanto a una mia presunta disponibilità verso alcuni uomini e, nel caso di alcune donne, reazioni difensive ed irrigidimenti del corpo che rendevano duramente tangibile la distanza interposta.
Mi ha incuriosito capire cosa porta a chi non era argentino a ballare il tango. Credo che molti partano apparentemente da motivazioni ben diverse dalle mie e questo lo intuisco dai luoghi comuni che si sente ripetere: “è un ballo sensuale”,“è un pensiero triste che si balla”. Che non sia forse ritrovare l’abbraccio?
(1) Negli anni ‘50 il tango era diventato un ballo da vecchi ed era stato soppiantato da altri balli. Ma alcuni grandi cultori della danza erano sopravvissuti alle mode e lo avevano tramandato a ballerini professionisti che ogni tanto era possibile vedere in televisione. A partire degli anni ’80 riemergerà con grande rinnovata forza estendendosi in tutto il mondo.
(2) “Lunfardo” proviene da “lombard”, termine col quale veniva chiamata la lingua della malavita italiana a Parigi verso la fine del ‘800. Una lingua in continuo cambiamento che serviva a non farsi capire dalla polizia. I primi dizionari argentini di lunfardo sono stati scritti da deiquestori. Ricca di parole dialettali italiane e di altre lingue europee deformate si usò per scrivere i testi dei tanghi e fu adottata dalla multietnica massa di immigrati che popolarono l’Argentina. E per questo motivo che descrive il mondo degli emarginati e costituisce, infatti, un luogo d’identità per i discendenti di quelli immigrati, a partire dagli africani che inventarono la coreografia primordiale del tango per arrivare agli immigrati europei che arricchirono la sua musica e versarono la loro nostalgia nelle sue parole.
(3) La mia città (Rosario), porto commerciale molto importante attraverso il quale a partire della seconda metà del ‘800 uscivano il frumento ed altri cereali ed entravano gli affamati braccianti provenienti da Italia, Russia, Polonia, Spagna, Siria …, era allora internazionalmente famosa per le sue lussuose “case chiuse”. Infatti lì sbarcavano anche molte donne europee trafficate per il mercato del sesso, fruttifera fonte di guadagno per le mafie dato che un enorme numero di uomini soli arrivavano in Argentina alla ricerca di fortuna. Il tango era uno dei pochi divertimenti che avevano questi uomini ed esistevano dei posti chiamati Accademie dove si pagava per poter ballare con delle donne. Si dice che la richiesta di prestazioni sessuali fosse secondaria. Non è poi un caso che io, da nove anni, sia volontaria nel progetto Oltre la Strada: “Le vie delle signore sono infinite”.
(4) Proviene da milonga: genere musicale di Argentina e Uruguay / Ballo predecessore del tango / Locale dove si balla. Milonguera: donna che ama ballare. Stile milonguero: si usa per definire il modo di ballare con abbraccio molto stretto e dove si batte molto il ritmo contrapposto al “tango salón” (abbraccio più aperto e stile più figurato).
16/03/06
L’Islam visto con gli occhi di una bambina
di Rebecca Bozzani (10 anni)
Sono Rebecca, ho dieci anni e frequento la quinta elementare.
A scuola, durante l’ora di religione, abbiamo approfondito quella islamica. Una cosa che mi è piaciuta è che questa religione si fonda su cinque regole; forse la più importante è la quarta, che dice di rispettare l’elemosina: mi ha colpito molto più di tutte le altre perchè in un mondo in cui ognuno pensa a se stesso, loro invece si preoccupano per gli altri. Una cosa un po’ strana, per me, è che la donna islamica non può uscire se non è accompagnata dal padre, dal marito, dal fratello…
Invece una cosa che mi ha fatto riflettere è la costanza nel pregare cinque volte al giorno: io faccio un po’ di fatica a dire le mie preghiere mattino e sera!!!
Conoscendo meglio questa religione ho capito un po’ di più il mondo della mia amica Nadia, una mia compagna di classe che viene dal Marocco. La sua mamma fuori casa porta sempre il velo, mentre in casa no e il suo salotto è in stile marocchino. Nadia è nata in Italia e “segue” le tradizioni italiane, ma non dimentica quelle marocchine. Io penso che non ci sia nessuna differenza fra la mia religione e quella di Nadia, perché tutte e due si riferiscono allo stesso Dio; l’importante è rispettarsi ed accettarsi per quello che si è, così possono nascere delle belle amicizie come la mia con Nadia.
In occasione della recita di Natale io e Nadia insieme abbiamo composto una poesia:
Il razzismo
Nel mondo ci son persone
diverse di colore, razza, stato e religione,
ma non conta scuro o chiaro
e nessuno deve essere avaro;
ma nel mondo purtroppo c’è
qualcuno che l’amarezza nasconde in sé.
17/02/06
Tutto è cominciato con la voglia di aiutare il prossimo: storia di un percorso migratorio – 1a parte
di Olti Buzi
Si fa un gran parlare d’integrazione, oggigiorno. Si riempiono pagine e pagine di giornali e si invitano illustri ospiti in grandi talk show da saloni mondani. Si parla, si discute, si mandano filmati, si loda il lavoro dei diversi Ministeri, si manda la pubblicità, si portano esempi importanti di extracomunitari che si sono integrati benissimo in questo paese, si manda ancora la pubblicità. L’integrazione l’abbiamo sempre affrontata con entusiasmo, con l’entusiasmo della ricerca di qualcosa di nuovo, e l’abbiamo portata avanti con modesto successo. Ma questo non perché noi migranti siamo più bravi degli altri, nostri colleghi. Semplicemente perché l’integrazione è una faccenda bilaterale, perché bisogna essere in due per integrarsi. Se una pianta non riesce a crescere nel cemento, chi di voi oserà accusare la pianta invece del terreno? Nessuno, spero. Bene, fate altrettanto con noi. Comprendete i nostri handicap, divideteli con noi.
Io sono un mediatore interculturale ed ho avuto molte esperienze come operatore professionale. Ho sempre cercato di capire le aspettative, i bisogni e i problemi degli stranieri, di ascoltarli realmente, in quanto persone uniche ed irrepetibili. Mi sono imbattuto in tante esperienze migratorie che hanno lasciato dei segni belli o brutti e che hanno formato nelle menti delle persone dei preconcetti e pregiudizi. Avere una consapevolezza dei miei propri preconcetti e pregiudizi, mi aiuta a lavorare in maniera aperta. In questo modo io posso svolgere la funzione di tramite non identificandomi nello straniero o nell’operatore di servizi.
Tutto è cominciato con la voglia di aiutare il prossimo. Vedendo la situazione difficile nella quale gli stranieri si imbattono, ho cercato di individuare i problemi e le soluzioni adatte.
Ervin mi racconta che spesso le sue capacità sono messe in discussione, che c’è una burocrazia pesante e che la sua vita è abbastanza pesante e stressante. Non che tutto vada male: quasi tutti apprezzano il sistema educativo e sanitario, per esempio.
Daniela mi dice che l’ospedale funziona, anzi tutti quelli che lavorano là sono gentilissimi, lavorano in modo professionale e capiscono che possiamo essere diversi ed avere altre storie ed esigenze. L’aiuto del mediatore interculturale è fondamentale. Non si tratta soltanto di tradurre parola per parola quello che ti viene detto, si cerca di aiutare lo straniero dal primo impatto psicologico con il nuovo sistema che si trova davanti e si cerca di aiutare l’operatore dei servizi nel non generalizzare la storia dello straniero che si trova davanti.
Nina dice che noi abbiamo una nostra identità, una nostra cultura e delle capacità che vanno ben oltre ai lavori che siamo disposti a fare in questo paese. Ma in ogni caso è costretta a lavorare come badante anche se ha già una laurea in legge.
Il comune spende molto nel cercare di aiutare gli stranieri. Così siamo nella giusta direzione, ma c’è ancora molto da fare. Bisogna essere più tolleranti verso gli altri, farlo da sé ed insegnarlo anche agli altri.
Bisogna non pensare che se siamo romeni cloniamo carte di credito e laviamo i vetri delle macchine, se siamo albanesi spacciamo e tuteliamo prostitute, se siamo slavi rapiniamo le ville, se siamo marocchini vendiamo inutilità, se siamo musulmani siamo terroristi. Noi che vi facciamo paura quando ci incrociate per strada, noi che in quanto ebrei intendiamo fregarvi sul prezzo. Noi che abbiamo attraversato il deserto a piedi, lasciando i nostri cari morire tra la sabbia, noi che siamo saliti su uno scafo arrugginito per raggiungere voi. Il vostro vicino di casa è nero, il negozio di macelleria dove voi andate è straniero, l’amico di scuola del vostro figlio è straniero, ed ormai bisogna accettare la realtà ed essere più aperti, capire che il mondo è diventato un piccolo villaggio e per convivere c’è bisogno di buona volontà. Queste cose bisogna spiegarle ai nostri parenti, ai figli e amici.
Abbiamo molto da imparare l’un l’altro, cercare di comunicare di più e formare una nuova società, quella dove le lingue, razze e colori non influiscono nel nostro giudizio su come noi vediamo il mondo.
Ed io continuerò a fare il mediatore interculturale. Solo così mi sentirò utile in questa nuova società.
(continua...)
09/02/06
L’aiuto può diventare un’occasione di incontro?
di Barbara Poplawska
Accanto al freddo atteggiamento formale delle istituzioni, a salvare le situazioni è spesso il buon cuore aperto delle persone di larghe vedute. Lo dimostra un caso di amicizia nata tra una donna sassolese, Margherita, madre di famiglia, e due giovani rumene appena arrivate in Italia per lavorare come infermiere, conregolare contratto di lavoro.
«Mia figlia – racconta Margherita – ha lavorato presso lo sportello EstER, gestito dalla Cooperativa Sociale Integra e finanziato dalla Provincia di Modena, che collabora con l’ufficio Help Center dell’Asl di Modena, creato per assumere personale straniero nelle strutture sanitarie statali. Accompagnava le ragazze provenienti dalla Romania in un appartamento preso in affitto per loro tramite l’Help Center. Purtroppo, arrivando in ritardo all’appuntamento con l’agenzia immobiliare, le due sfortunate ragazze sono rimaste, per quella notte, senza casa. Non trovando altre soluzioni, mia figlia le ha portate a casa nostra».
Qual è stata la sua prima impressione?
«Una delle due aveva già un’esperienza di lavoro all’estero e quindi si è mostrata più coraggiosa; l’altra era spaventatissima perché non era mai uscita dal suo paese prima di allora. L’appartamento è stato consegnato il giorno successivo, ma mancavano le suppellettili di prima necessità e ho dovuto fornire io tutto quello che era possibile: lenzuola, coperte, pentole, piatti, ecc. Le ho anche aiutate nell’allacciamento delle utenze del gas, dell’acqua e della luce. Ho preso molto a cuore la loro situazione perché ho cercato di mettermi nei loro panni. Io sono stata fortunata quando sono arrivata in Italia vent’anni fa dall’Ungheria: mi ha aiutato molto, nei primi passi, la famiglia di mio marito».
Con le infermiere siete rimaste in rapporti di amicizia?
«Soprattutto con la più giovane che ha lasciato a casa due bambini piccoli e soffre di nostalgia. Mi chiamano per uscire insieme, per stare in compagnia. Sono molto carine, amabili e riconoscenti. Sono contenta di averle come amiche. A Natale abbiamo fatto un cena insieme a casa mia».
Menù rigorosamente multietnico?
«Non poteva essere diversamente. In prevalenza italiano per rispetto verso mio marito, ma c’erano anche piatti rumeni e moldavi, visto che abbiamo a casa anche l’assistente di mia suocera che è di origine moldava».
Quindi c’erano quattro nazioni allo stesso tavolo?
«Non quattro, cinque. Avevamo infatti anche un ospite polacco, un ragazzo della comunità che accoglie i figli abbandonati dai genitori. Abbiamo passato una serata piacevolissima, chiacchierando molto ed ascoltando i racconti di vita vissuta. Eravamo tanto affascinati dalle faccende altrui che i nostri problemi personali andavano in secondo piano (mia suocera si è persino scordata dei propri mali!) e il tempo è volato via».
Possiamo dire che questa è integrazione? Sicuramente le variopinte storie di vita vissute in condizioni diverse dalle nostre, sotto governi differenti, ci offrono esperienze e mentalità tutte da scoprire e dalle quali imparare. La signora Margherita è un eccezionale – ma purtroppo ancora raro – esempio di cuore aperto e generoso, offerto con semplicità alle persone in situazione di bisogno.
09/02/06
Mediazione linguistica culturale, quale identità?
di Alessia Pelillo
La mediazione linguistica culturale (la tendenza oggi è di eliminare la piccola particella congiuntiva tra i due aggettivi) pare non avere ancora risolto i dubbi sulla propria identità. A svelarcelo è stata latavola rotonda “La mediazione linguistica e culturale: traduttori e mediatori, tra neutralità e coinvolgimento”, svoltasi nell’ambito di Aza mataotra, la prima fiera in Italia dedicata all’immigrazione e alla multicultura, organizzata da Bussolaeventi a Modena dal 16 al 18 dicembre 2005. I numerosi relatori, docenti in diverse università italiane o presidenti di cooperative che lavorano direttamente nel campo della mediazione, hanno sottolineato ancora una volta quali difficoltà si incontrano nel tentativo di definizione di un mestiere troppo giovane. “Esiste innanzitutto un problema nel rapporto tra traduzione e mediazione - ha spiegato il moderatore Claudio Baraldi, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia - poi un altro riguardo al coinvolgimento del mediatore tra istituzione e utente straniero”. Nel mondo occidentale, infatti, tutti i rapporti “sono pensati secondo un rapporto duale - ha insistito Marta Castiglioni presidentessa della Cooperativa Kantara di Milano – mentre il mediatore deve far fronte ad un sistema a triangolo, con ai vertici l’istituzione, l’operatore e l’immigrato”.
Il mediatore viene troppo spesso abbassato al ruolo di semplice traduttore, “ma come è possibile pensare di tradurre, a volte, il dolore di un paziente di fronte al medico? La riflessione sulla traduzione stessa è ancora carente” svela la Castiglioni.
Uno dei problemi nodali, però, sembra stare a monte: "il mediatore di che nazionalità è?" Può essere italiano o per forza di origini straniere? “Non occorre che l’operatore sia un immigrato – sostiene Giovanna Ceccarelli Gurrieri, docente all’Università di Firenze – anche un italiano con profonda conoscenza della cultura straniera e perfetto possesso della lingua è in grado di fare mediazione”. Non è d’accordo Tiziana Del Prà dell’Associazione Trama di Terre di Imola perché “l’esperienza condivisa dell’immigrazione dà coraggio allo straniero”. Ed esprime un ulteriore dubbio: “il mediatore che sesso ha?”.
Dai sondaggi e questionari, come quello riportato durante la discussione da Massimiliano Fiorucci dell’Università di Roma, risulta che il 72% sono mediatrici donne, per la maggior parte laureate (il 42%) e con corsi specifici alle spalle (il 30 %) o almeno una formazione (20%). Sono spesso le donne, infatti, ad avere un ruolo di mediatrici anche all’interno della propria famiglia, tra padre e figli ad esempio. “Sebbene - ha aggiunto il presidente della Cooperativa Integra di Modena Adil Laamane - sia anche la precarietà del mestiere di mediatore a non permettere così spesso che sia l’uomo a dedicarvisi, dato che ancora oggi è considerato l’elemento portante all’interno della famiglia”.
Stipendi bassi, contratti precari, difficoltà nell’avvicinarsi da una parte all’istituzione, che spesso sottovaluta il suo ruolo, e dall’altra all’utente, che può considerarlo un “traditore al servizio dell’istituzione”, sono solo alcuni dei gravosi fardelli che il mediatore si porta appresso. Dopo venti anni la discussione sulla mediazione linguistica culturale in Italia non sembra conclusa: si sente ancora forte il bisogno di parlarne, di dare definizioni e risposte a domande che il mediatore stesso deve imparare a porsi e a rivolgere alle istituzioni. La ricerca di identità è un passaggio obbligato nella vita di ogni individuo. Sembra solo questione di tempo.
09/02/06
Da una famiglia all’altra, col desiderio di tornare a casa
Le badanti in Italia e il lavoro migrante femminile in un convegno di Cna alla kermesse di Aza Mataotra
di Silvia Bonacini
Su 2milioni e 800mila lavoratori immigrati, 1milione e 350mila sono donne che, contrariamente a ciò che siamo abituati a pensare, migrano non solo a causa dei ricongiungimenti familiari, ma perlopiù per motivi di lavoro.
Benché le donne abbiano un buon livello di istruzione, il loro arrivo in occidente determina spesso una dequalificazione delle loro competenze, basti pensare che il più delle volte vengono impiegate in lavori “di cura”.
Nell’incontro “I migranti ed il lavoro: analisi e prospettive” svoltosi nel pomeriggio di sabato 18 dicembre 2005 ad Aza Mataotra di Modena e patrocinato da Cna Emilia-Romagna, Ruba Salih, dell’Università di Bologna si è soffermata sul tema della ‘femminilizzazione dell’immigrazione’ e delle ‘occupazioni rosa’.
«Ci si chiede se la migrazione di genere sia realmente un percorso di emancipazione o se non diventi una contraddittoria forma di subordinazione atta a sostenere una gerarchia fra donne occidentali e migranti nel campo della cura – ragiona Ruba Salih – poiché la presenza delle badanti permette la liberazione del tempo per le occidentali».
Per un milione e mezzo di famiglie italiane che utilizzano badanti, infatti, vi sono altrettante famiglie migranti spesso smembrate, proprio per il fatto che le madri si allontanano per motivi di lavoro dal proprio paese. Gli esiti della legislazione vigente in materia di immigrazione, inoltre, hanno relegato il lavoro di curain una nicchia di precarietà e illegalità burocratica e, nonostante la recente sanatoria abbia consentito la fuoriuscita dalla clandestinità di molte lavoratrici, la situazione non accenna ad equilibrarsi.
«La regolarizzazione – continua Salih – ridà alla lavoratrice, inizialmente sottoposta a condizioni inaccettabili, il proprio diritto di negoziazione del salario, dell’orario e potere contrattuale: alla luce degli stretti legami fra acquisizione dei diritti di cittadinanza e negoziazione del lavoro, risultano necessarie azioni forti in tal senso».
20/12/05
INIZIATIVE
Terremadri
Donne migranti e nuovo vicinato
Sassuolo. Domenica 27 maggio 2007, presso il Palazzo Ducale, il Comune di Sassuolo organizza una giornata di spettacoli e laboratori a partire dalle ore 15.00.
Affrontato inizialmente dal punto di vista normativo e sociale il processo migratorio apre ora nuove sfide dal punto di vista culturale. Mettere a fuoco la dimensione femminile del fenomeno significa aprire a problematiche individuali e sociali inedite, rispetto ad uno sguardo neutro, ma anche sottolineare quanto la differenza di genere possa favorire l’apertura fruttuosa verso altre differenze, etniche, culturali, religiose. Provare a concepire una nuova identità di donne come unione e integrazione di appartenenze diverse, e non come fonte di conflitto, significa dare vita ad una nuova società ricca e complessa, che può tradursi in un più rassicurante orizzonte di serena convivenza. Un invito dunque a partecipare a questa giornata di teatro di narrazione, musica econoscenza anche per riflettere sulla costruzione di una società meticcia privilegiando uno sguardo femminile,e dare spazio alla creatività delle donne valorizzando le lorostorie e le lorocompetenze artistiche.
Programma:
ore 15.00
Appuntamento a Piazzale Della Rosa
Accoglienza al Palazzo Ducale e visita
ore 15.30
gli amministratori danno il benvenuto
Graziano Pattuzzi, Sindaco di Sassuolo
Andrea Landi, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Susanna Bonettini, Assessora Pari Opportunità del Comune
Ore 16.00
Awa che ha dentro due mondi
di Elena Bellei
con Barbara Poplawska, Youder Aziz Es Sahnouny, Svetlana Mereacre, Elvira Zykaj. Vittoria Birca al piano. Svetlana Smereacre, violino. Immagini diRoberto Brancolini.
Lo spettacolo, nato da un laboratorio condotto in collaborazione con lo Sportello Ester della cooperativa Integra di Modena, finanziato dalla Provincia di Modena, ha impegnato giovani mediatori italiani e stranieri che hanno lavorato sul tema delle differenze e delle comuni appartenenze, sulla base di storie personali, letture, percorsi sensoriali, drammatizzazioni. Cosa ci distingue, cosa ci accomuna? Da ciò è scaturisto un approfondimento sulla cosiddetta doppia identità, ovvero sulla personalità complessa e ricca di chi vive tra due culture, intravista anche come possibile impegno cosmopolita.
A partire dalle ore 16.00
Maschere
Laboratorio per bambini con Samuel Umoette
Costruzione di maschere con cartoni, pennelli, matite colorale, tempere e spaghi
La prima reazione quando ci si affaccia a una cultura diversa è di disorientamento, di stranezza, poiché non si trovano i puntidi riferimento abituali. L’incontro di culture diverse richiede sempre uno sforzo di acculturazione, cioè di contatto con il pensiero e il modo di agire della cultura altrui. Scopriamo poi che l’incontro con una cultura diversa ci arricchisce, con un modo nuovo di vedere il mondo, noi stessi e il prossimo. E’ per questo che il laboratorio prevede la partecipazione attiva dei ragazzi, utile per un coinvolgimento diretto che facilita l’acquisizione di nuove conoscenze e che mette in campo le emozioni personali rendendo l’esperienza più significativa. E l'esperienza è quella delle maschere.
Ore 17.00
Mosaico russo
Danze della coreografa Irina Ermolaeva
Con Olga Mastyukova, Marina Muratova, Oxana CorsaKova, Irina Siassina, Iryna FedchenKo, Elia Bikbulatova, Liudmila Tsarikova e il musicista Valeri Telepenko, balalaika
Il gruppo di ballo Mosaico russo si è costituito a Modena nel 2004. Presenta un repertorio di musiche e danze tradizionali. E’ composto da 8 danzatrici non professioniste, di origine russa e ucraina. Il nome Mosaico russo manifesta l’intenzione di fare conoscere le tradizioni artistiche e musicali delle 15 Repubbliche che facevano parte della Ex Unione Sovietica.
ore 17.30
Quando Dio era una donna e viveva dentro un uovo
musiche e storie ricordando la Pysanka
di Elena Bellei con Alina Hevco, al piano Olga Ratushniac
E’ un breve racconto interpreto da Alina Hevco che smentisce l’idea diffusa che la tradizione ucraina delle uova dipinte sia soltanto pratica decorativa e folcloristica. Alina accenna, con la sua breve rappresentazione, all’origine antica della Pysanka, legata a culti pagani, ancora in uso in alcune zone del suo paese, che vogliono le uova simbolo di vita, energia rigeneratrice e sacralità. Dentro a un uovo vive un Dio femmina di nome Berenjena che protegge la vita degli umani e della terra. Le finissime decorazioni colorate disegnate sulle uova di gallina e di struzzo sono eredità tramandate da una religione “naturale” che si perde nella notte dei tempi e che rappresenta l’energia della terra madre e della femminilità.
ore
18.30
Rinfresco
Ore 19.00
Progetto Àïsha presenta
Àïsha
di Amal Oursana e Francesco Rossetti
in scena: Amal Oursana e Francesco Rossetti
con Aziz Es Sahnouny, derbouka
Àïsha è un racconto teatrale che affronta l’universo dell’immigrazione in modo ironico e personale. Scaturisce da una curiosità di fondo. Di solito si tende a mettere a confronto la cultura e le tradizioni del paese di origine con quelle del paese ospitante.E gli immigrati fra loro? Cosa succede quando si incontrano? Si cerca sempre un posto dove dormire,una stanza, una rispettabilità, qualcosa che assomigli a una dignità. Si cercano cose pratiche: un lavoro, un paio di scarpe nuove, anche un po’ di sole! Àïsha e’ curiosa, viene dal Marocco. Si accorge che, accanto agli italiani, vivono anche russi, pakistani, somali…
Si ringrazia per la collaborazione con il Centro Territoriale Permanente di Modena
21/05/07
Convegno sull'Immigrazione Albanese in Emilia Romagna

Modena. Quest’anno, in occasione del 16° anniversario dell’insediamento della comunità albanese nella Regione Emilia Romagna, l’Associazione “Egnatia”, in collaborazione e con il sostegno delle istituzioni locali, organizza, il giorno 31 marzo 2007 dalle ore 16:00 alle ore 19:00, presso la Camera di Commercio, Via Ganaceto 134, a Modena, una Giornata Seminariale.
L'incontro sarà dedicato a quanto di più positivo abbiamo, in quanto cittadini albanesi, apportato sul territorio provinciale. Sarà un momento anche per ringraziare le istituzioni locali, la società modenese per l’aiuto, il sostegno ed il contributo prezioso che hanno dato e continuano a dare ai nostri concittadini nel superamento delle difficoltà quotidiane. In quell’occasione che vedrà anche la partecipazione delle Autorità Diplomatiche/Consolari accreditate in Italia, sarà presentato il libro di Rando Devole, giornalista e sociologo albanese, che vive da moltissimi anni in Italia, “Immigrazione albanese in Italia – dati, riflessioni, sentimenti…"
Il programma della giornata:
1. Saluto delle Autorità Locali;
2. Saluto del Console Generale di Milano, Spartak Topollaj
3. Saluto del Vice Ambasciatore albanese, Ilir Tepelena
4. Intervento dell'Assessore al lavoro – politiche per l’immigrazione e l’emigrazione della Provincia di Modena, Gianni Cavicchioli.
5. Presentazione del libro “Immigrazione albanese in Italia – dati, riflessioni, sentimenti…” – di Rando Devole
6. Intervento del Prof. Claudio Baraldi / Università di Modena e Reggio Emilia: “Processi migratori e comunicazione interculturale”
7. Saluto del Segretario Generale del CISL di Modena, Francesco Falcone
8. Intervento del Prof. Gian Paolo Caselli / Università di Modena e Reggio Emilia
9. Esperienze di positiva integrazione dei cittadini albanesi sul nostro territorio, tra i quali una mediatrice, uno studente e un rappresentante dell'associazione “Egnatia”
10. Conclusioni a cura di Roland Sejko – Direttore di “Bota Shqiptare – Il giornale degli albanesi in Italia”
29/03/07
Donne in scena nella vita
dalle donne la forza dell'inclusione
Sassuolo (Mo). Il Comune di Sassuolo organizza una festa rivolta alle donne, con particolare attenzione alle assistenti alla famiglia straniere, in occasione dell'anno europeo delle Pari Opportunità, domenica 25 marzo, alle ore 15, presso il teatrino della Scuola Bellini, in via Quattroponti 21 a Sassuolo (Mo).
La festa e gli spettacoli sono realizzati con la collaborazione dell'Istituto Elsa Morante, del Soul Dance Club, dell'Associazione Artemisia e dello Sportello EstER della Provincia di Modena.
10/03/07
Quali diritti per i ConCittadini d’Europa?
Formigine (MO). Mercoledì 28 febbraio 2007, alle ore 20.00, presso la Sala loggia - Piazza della Repubblica n. 5, si terrà questa conferenza su diritti, culture e migrazioni nella nuova Europa.
Intervengono:
Marco Gestri, Docente di Diritto europeo presso l’Università di Modena e Reggio Emilia
Giorgio Dell’Amico, Educatore del Centro stranieri del Comune di Modena
Matteo Scarabelli, Giornalista e autore di “Europa Europa!”
Ewa Weremij, Associazione Italo Polacca di Modena
Mihaela Iordache, Corrispondente Osservatorio dei Balcani e tv nazionale romena
Presiede:
Mofid Ghnaim, Assessore all’Immigrazione
Proiezione de “La grande corsa”, documentario di Alessandro Pavone - Associazione Documè
“Europa Europa! dal Mediterraneo al Baltico in bicicletta”, fotoracconto dai paesi di recente adesione di Matteo Scarabelli
Info: Ufficio Immigrazione, tel. 059 416180, e-mail: sociali@comune.formigine.mo.it
12/02/07
Ukraina Viva!
Celebriamo insieme le feste tradizionali ucraine - Seconda Edizione
Modena. La comunità ucraina di Modena invita i cittadini e le cittadine modenesi, italiani e stranieri, a riunirsi per celebrare insieme le festività tradizionali, in spirito d'amicizia e festa Domenica 14 Gennaio 2007, presso la Polivalente Centro Storico Via IV Novembre, 40, a Modena
Programma:
Ore 15.00
Circolo Vibra (presso la Polivalente):
Saluti del Sindaco di Modena, Giorgio Pighi, dell'Assessore alle Politiche Sociali, Francesca Maletti
e della Presidente Circoscrizione n.1 Centro Storico, San Cataldo, Ingrid Caporioni
Ore 15.30
Incantevole Ukraina
Pomeriggio di musiche, danze, poesie e altre letizie
Con la partecipazione di:
Coro dell' Associazione Kyivskaya Rus “Colori d'Ucraina”, a cura del Maestro Valerij Telepenko. Le canzoni saranno accompagnate dalla lettura di poesie natalizie recitate da Halina Hevko e Olga Lezyshyn
Danze ucraine a cura di Iryna Nekrasova
A seguire, sketch comico tradizionale “La capra” interpretato da attori amatoriali, a cura di Halina Hevko
Ospiti dell'iniziativa: il gruppo di danze tradizionali “Mosaico russo” a cura Irina Ermolaewa
Ore 17.00
Saluti dalla Polivalente Centro Storico
Intervento del presidente Giuliano Cavazzuti
A seguire:
Discoteca Ukraina - Musica ucraina, tradizionale e contemporanea, per ballare insieme
Ore 18.00
Salone bar della Polivalente
Smachnoho!
Assaggi di cibi tradizionali e brindisi finale
Durante la giornata: esposizione di artigianato tipico e uova decorate Pysanky
Nel corso dell'iniziativa sarà possibile iscriversi al Circolo Arci Bocciofila Piazza d'Armi
Iniziativa gratuita
Per informazioni:
Centro Stranieri del Comune di Modena - tel. 059/203.3414 - 3411
e.mail cultura.centro.stranieri@comune.modena.it
Hanno collaborato all'iniziativa:
Comune di Modena - Gabinetto del Sindaco - Politiche per la Sicurezza Urbana Assessorato Politiche Sociali e Centro Stranieri
Circoscrizione n. 1 Centro Storico San Cataldo
Cooperativa Centro Storico
Circolo Arci Bocciofila Piazza d'Armi
Associazione Italo Ucraina Kyivskaya Rus
Sportello Ester - Cooperativa Integra e Provincia di Modena
Arci - Circolo Vibra
03/01/07
Viaggio in un mondo vicino
festa interculturale - 3° edizione
Modena. Mercoledì 20 dicembre 2006, alle ore 15.30, presso il Centro Territoriale Permanente di Viale Monte Kosica, 76, a Modena, si terrà la festa interculturale rivolta alle assistenti alla famiglia straniere, nell’ambito del progetto interculturale del Centro Territoriale Permanente e del progetto di qualificazione del lavoro di cura per le lavoratrici straniere del Comune di Modena.
La festa è organizzata in collaborazione con lo Sportello EstER della Provincia di Modena.
10/12/06
Metissage 2006 – Tienanmente 2006
Campogalliano (Mo). Dal 21 giugno al 13 luglio 2006, presso il Parco Tien An Men di Campogalliano (Mo), si parte per un viaggio tra arte culinaria, cultura, danze, musiche e folklore dei paesi del mondo. L’iniziativa è realizzata dal Comune di Campogalliano, in collaborazione con Villa Bì, l’Associazione Amitou – Culture in movimento e Alkemia – Laboratori multimediali.
Per conoscere le tappe del viaggio, consulta il sito www.metissage.it
Per informazioni:
info@metissage.it
059 851008
15/06/06
Pic-Nic delle badanti
Modena. Lo Sportello EstER in collaborazione con il Comune di Modena, organizza, domenica 11 giugno 2006, una biciclettata per tutte le assistenti alla famiglia straniera.
Ogni partecipante è invitata a portare il suo pranzo e un cd con la musica del proprio paese.
Il ritrovo è previsto per le ore 9.30, in Piazza Grande, a Modena.
Per informazioni:
Mauro 059 2924019
7/06/06
Modena Medina 2006
Mille culture, una provincia

Dal 31 maggio al 6 luglio a Modena e provincia si terrà una serie di iniziative interculturali.
Il ritmo si muove veloce. Attraversa i confini a piedi, in treno, in volo o su auto impolverate. Parte dall’Africa o dall’Ukraina, da un villaggio indiano o da una sala da tè nel Maghreb. E arriva nelle nostre città, risuona nelle case, nei bar, nei mercati. E nelle strade. Tra chitarre e oud, tamburi e beat elettronici, parte il ritmo globale. Benvenuti a Modena Medina.
Scarica il programma sul sito www.musicplus.it/modenamedina
Tutte le iniziative musicali sono gratuite
L’evento è promosso da:
Provincia di Modena
Comune di Campogalliano
Comune di Carpi
Comune di Castelnuovo Rangone
Comune di Maranello
Comune di Modena
Comune di Nonantola
Comune di Sassuolo
Comune di Soliera
Comune di Spilamberto
Comune di Vignola
Per informazioni:
Centro Musica e Centro Stranieri del Comune di Modena
Centro Musica: 059/203.2651 cmusica@comune.modena.it
Centro Stranieri: 059/203.3414–1
cultura.centro.stranieri@comune.modena.it
Direzione musicale: Giovanni Rubbiani
30/05/06
Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre
Il Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile di Torino, insieme a Regione Piemonte e Fiera Internazionale del Libro di Torino indice la seconda edizione del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre, che trae spunto dall’iniziativa sviluppata da Regione Piemonte e Fiera Internazionale del Libro Torino da cui tra il nome.
Il concorso è diretto a tutte le donne straniere, principalmente extraeuropee, residenti in Italia che, utilizzando la nuova lingua d’arrivo (cioè l’italiano), vogliano approfondire il rapporto tra identità, radici e il mondo “altro”. Il concorso vuole essere un esempio significativo delle interazioni che stanno ridisegnando la mappa culturale del nuovo millennio e testimoniare la ricchezza, la tensione conoscitiva ed espressiva delle donne provenienti da “altri” Paesi.
Una sezione speciale è dedicata alle donne italiane che vogliano farsi tramite di queste culture diverse, raccontando storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.
Le opere selezionate saranno pubblicate in un libro che verrà presentato nell’edizione 2007 della Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Gli elaborati dovranno pervenire entro il 31 dicembre 2006, presso la sede del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile - Corso Re Umberto 40 – 10128 Torino – tel. 011 537645 – pfemm@libero.it - www.pensierofemminile.org .
30/05/06
Festa di primavera
Modena. Lo Sportello EstER in collaborazione con l'Associazione Casa delle Donne contro la violenza e con la Circoscrizione 3 del Comune di Modena, organizza, mercoledì 26 aprile 2006, alle ore 14.30 una festa per tutte le donne straniere.
La festa si terrà in Via Panni 167, a Modena; Autobus n. 8, fermata Panni
Per informazioni:
tel. 059 2929708 – 329 7737408
e-mail ester@coopintegra.it
24/04/06
Premio nazionale giornalistico-letterario "Marenostrum"
L’Associazione Nazionale Puntocritico onlus promuove la seconda edizione del Premio nazionale giornalistico-letterario "Marenostrum", dedicato alla letteratura migrante in Italia.
Scadenza per l’invio del manoscritto o del libro: 1 luglio 2006.
Indirizzo: Premio Marenostrum, Associazione Nazionale Puntocritico onlus, Via Giovannipoli, 148, Roma
e-mail: giuria.marenostrum@virgilio.it, indicando come oggetto: “Partecipazione Premio Marenostrum edizione 2006” - vedi sito: www.cestim.org
16/03/06
Metropoli: il settimanale degli immigrati di Repubblica
Con 'La Repubblica' esce Metropoli, il settimanale degli immigrati che sarà allegato al quotidiano ogni domenica, a solo dieci centesimi in più.
Un vero giornale di 24 pagine, suddiviso in tre settori: attualità, società e costume, servizio ("Vivere in Italia" su casa, lavoro, leggi, scuola, salute). A un pool di esperti è affidato ogni settimana il compito più arduo: accompagnare i lettori per i tortuosi sentieri della burocrazia italiana (dubbi e domande vanno indirizzate alla e-mail: vivereinitaliametropoli.repubblica.it). Una pagina è dedicata alle offerte e alle richieste di lavoro (www.offroecerco.it). Un´altra a matrimoni, battesimi, compleanni, auguri. La forza di "Metropoli" sono le sue firme straniere: immigrati di seconda generazione, che scrivono nelle lingua del paese d'adozione. Il nuovo settimanale si rivolge agli immigrati, certo. Ma non solo. Vuole aprire un dialogo con gli italiani che lavorano con i migranti: partiti, movimenti, sindacati, Chiesa, volontariato. E con chiunque è interessato al nuovo volto multicolore della nostra società. Nasce "Metropoli", una voce per l'Italia multietnica.
26/01/06
Progetto Melting Pot Europa - Emilia Romagna 2006
Per la promozione dei diritti di cittadinanza per un mondo di molti mondi
Il progetto, promosso dalle associazioni Ya Basta! di Bologna, Reggio Emilia, Parma e da Tele Radio City Padova, propone una serie di iniziative per la promozione di una cittadinanza universale, per e con i cittadini stranieri migranti.
Sul sito www.meltingpot.org è possibile reperire approfondimenti giuridici e legali sugli aspetti della legge Bossi-Fini, con risposte alle domande pervenute alla redazione; notizie di carattere pratico e informazioni provenienti da enti pubblici, privati e associazioni sui servizi e i progetti sul territorio emiliano-romagnolo e italiano per cittadini stranieri; editoriali, inchieste, interviste, rassegna stampa e appuntamenti. Tutte le iniziative e le campagne a favore dei diritti dei migranti e contro i razzismi e le discriminazioni.
A partire da marzo trasmissioni settimanali multilingua su Radio Kairos (Bologna FM 105.85):
informazioni utili da enti pubblici, privati, associazioni, comunità migranti e un approfondimento degli aspetti legali, normativi e giuridici legati al Testo Unico sull'Immigrazione.
Uno spazio aperto alla voce delle comunità e dei cittadini migranti di Bologna e dell'Emilia-Romagna.
Melting Pot Europa è anche su Global Radio su satellite: Hot Bird frequencies 11199,66 Mhz - Polarization vertical - Symbolrate 27500 - streaming web da www.globalproject.info
Melting Pot Europa è anche Sportello informativo territoriale:
- ogni martedì dalle 15,30 alle 18,30 in Piazza della Pace 1 presso l'URP del Comune di Castel Maggiore (Bo)
- ogni domenica dalle 11 alle 17 presso Caffé Babele, Via Fratelli Manfredi 14, Reggio Emilia
Contatta la redazione per partecipare alle trasmissioni in italiano e in lingua straniera, per segnalare iniziative, materiali multimedia e per inviare quesiti: redazione.emiliaromagna@meltingpot.org
Il progetto è realizzato in collaborazione con:
Associazione No Border – Rimini
Ciac onlus – Parma
Associazione Città Meticcia – Ravenna
e con il contributo di:
Regione Emilia Romagna, Regione Friuli Venezia Giulia, Regione Marche, Comune di Venezia, Comune di Castel Maggiore (Bo), Comune di Monfalcone (Go) e Comune di Mogliano Veneto (Tv)
26/01/06
Storie di donne dal mondo alla radio
Giovedì 19 gennaio 2006, alle ore 13.30 sarà trasmessa, grazie al contributo della Regione Emilia Romagna, la prima puntata del programma radiofonico "Panghea - storie di donne di tutto il mondo", su Radio Città del Capo (96.250-94.700 MHZ).
Nella prima puntata sarà possibile conoscere, attraverso le voci delle redattrici, Ewa Paluch e Cassandra Cristea, e a quelle delle donne ospiti intervistate, cosa significa imparare la lingua italiana.
La trasmissione sarà replicata domenica 22 gennaio alle ore 09.00.
"Panghea" avrà un appuntamento fisso con i suoi ascoltatori tutti i giovedì dalle ore 13.30, fino al 6 di luglio 2006.
"Panghea" è nato all'interno del progetto di comunicazione multimediale “A banda larga”, gestito dall’Associazione di volontariato Il Ventaglio, che vuole dare voce, volto e parola alle donne immigrate della Regione Emilia Romagna. Altre attività previste: la produzione di un video documentario, le pubblicazioni di 4 numeri del giornale Il Sofà e l'implementazione di un punto d'incontro interculturale a Scandiano (RE).
Per informazioni:
Associazione di volontariato Il Ventaglio
Carla Brezzo
Tel. 051 552876 e Fax 051 555421
18/01/06
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