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L'EDICOLA |
Pubblichiamo un articolo di Giovanni Maria Bellu, inviatoci da un nostro visitatore, l'insegnante Arturo Ghinelli, e apparso su “METROPOLI” del 12/11/2006, allegato a “Repubblica”:
Jens, il suo maestro e il loro sogno olimpico
di Giovanni Maria Bellu
Sono ormai passati diciassette anni. Era il 1989 e Arturo Ghinelli, insegnante della scuola ”Giovanni XXIII” di Modena, tornò in aula mentre i suoi alunni facevano la ricreazione in cortile. Jens - scolaro ghanese di 9 anni – era ancora là, solo. Davanti alla lavagna frugava con le mani nella vaschetta dei gessi. Si voltò di scatto. Il maestro Ghinelli restò molto sorpreso. Jens era diventato bianco. Letteralmente bianco.
S’era cosparso il viso di polvere di gesso. “Volevo provare…” riuscì solo a dire, un po’ imbarazzato. Il maestro decise di assecondarlo. Lo invitò a guardarsi allo specchio. Jens si osservò per qualche secondo, poi, ritenendo concluso l’esperimento, andò in bagno e si lavò la faccia.
La stranezza della storia di Jens e di Arturo Ghinelli, il suo primo insegnante, è che si tratta di una storia normale. Tutto è andato come sempre dovrebbe andare. Ed è questo che, alla fine, la rende speciale. Jens adesso ha 26 anni, è diventato cittadino italiano, lavora come operaio in una fabbrica di bilance, ma soprattutto è un atleta di ottimo livello, un quattrocentista con ambizioni olimpiche. Appartiene alla “Fratellanza Modena”, una delle più antiche società sportive italiane. Il maestro Ghinelli non aveva mai avuto prima di allora un allievo straniero. La grande ondata dell’immigrazione era appena cominciata. La didattica per i ragazzi provenienti da altre parti del mondo era affidata esclusivamente alla fantasia e alla buona volontà degli insegnanti. Con risultati non sempre felici. Appena giunto coi genitori in Italia, Jens aveva frequentato per un anno una scuola di Napoli dove non aveva nemmeno imparato l’alfabeto. Quando arrivò a Modena lo leggeva in inglese come gli avevano insegnato in Ghana. Poi venne il giorno della polvere di gesso.
In effetti Jens non avrebbe potuto trovare un modo migliore per spiegare il suo disagio e il suo desiderio di normalità, e il suo maestro fece tesoro di quel messaggio. Stabilì con l’allievo un rapporto gioioso. All’inizio Jens non coniugava i verbi. Diceva “Io avere fame”. E il maestro – dimostrando che il politicamente corretto non sta nel lessico ma nella relazione – poteva permettersi di prenderlo in giro con frasi del tipo:”Sì, bravo, io Tarzan, tu buana”. Ne ridevano insieme. Jens imparò rapidamente e perfettamente la nuova lingua. Ed è tutta qua la storia. Accaduta nella stessa città, civile e ricca, dove un anno fa una bambina africana è stata apostrofata con un “sporca negra” dai suoi compagni di giochi. Evidentemente, dal giorno in cui Jens entrò a scuola, si è perso molto tempo e si sono fatti parecchi errori. Perciò consoliamoci pensando alla gioia che il maestro Ghinelli provò quando, aprendo il giornale, lesse:”Amanfu Jens esce a testa alta dai campionati italiani assoluti di atletica leggera conclusisi a Firenze”. Ogni tanto il maestro e l’allievo si rivedono. Ancora ridono del giorno del gesso. Jens in questo periodo si sta allenando moltissimo, tutti i giorni, appena finisce il suo turno in fabbrica. Sogna di essere selezionato per le Olimpiadi e vorrebbe avere il tempo per dedicarsi allo sport in modo esclusivo. Magari entrando nella Guardia di Finanza o nei carabinieri. O, chissà, trovando uno sponsor. In fondo è un altro desiderio di normalità, la possibilità di coltivare un sogno. Il vecchio maestro lo condivide e per questo ci ha scritto. E’ diventato un suo tifoso. Ha una frase d’incitamento, che ripete fra sé, forse pensando alle tante storie tristi a cui in questi anni l’Italia dei Calderoli e dei Borghezio ha assistito:”Jens corri, falli neri. Neri di rabbia”.
19/02/07
Pubblichiamo in questa sezione l'articolo scritto da un nostro visitatore. Vi invitiamo a inviare i vostri commenti e pareri a info@pipol-integra.it :
L' integrazione degli stranieri in Italia
Dell'Avvocato Gianfranco Di Siena
Milano, 27 gennaio 2006
La cosa che colpisce nel mondo variegato dell'immigrazione è la presenza di numerosi gruppi etnici che vivono isolatamente l'uno dall'altro.
Si assiste, così, alle varie feste/manifestazioni etniche cui partecipano solo i membri di una determinata etnia.
Il primo impegno è quindi quello di consolidare/rafforzare i rapporti tra le varie etnie, perché, avendo in sostanza gli stessi problemi degli altri immigrati, possano, unendosi, rappresentare un punto di riferimento sostanzioso ed un fronte unitario che possa meglio tutelare i diritti degli stranieri riconosciuti dalle leggi italiane.
Tale processo di unione/raggruppamento presuppone che i vari gruppi etnici possano parlare tra loro. Di qui ne deriva la inderogabile esigenza che tutti gli immigrati imparino l'italiano così da formare gruppi interetnici che discutano e agiscano a tutela dei propri diritti.
Tale compito è demandato alle Autorità italiane, non tralasciando peraltro le iniziative delle varie associazioni di solidarietà, culturali ed umanitarie.
Una volta creata nei vari immigrati la padronanza della lingua italiana, ne conseguirà per essi un maggiore impulso ad uscire dall' isolamento della propria etnia e ad incontrare le altre etnie e ad avvicinarsi, da pari a pari, alla grossa etnia italiana.
Gli immigrati avranno così la possibilità, assieme a tutti gli abitanti della Repubblica, di confrontare le proprie idee e di arricchire la cultura di tutti (che presuppone la comunicazione della stessa, il che può avvenire solo esprimendosi in italiano).
Nasceranno quindi rapporti interpersonali tra persone di diversa origine e ciò darà un impulso decisivo per il raggiungimento della consapevolezza "siamo tutti italiani"(pur mantenendo ognuno le proprie tradizioni e fede religiosa).
Detta consapevolezza "siamo tutti italiani" verrà a tradursi in un senso di parità e di fratellanza nei confronti della etnia italiana. Ed infatti gli immigrati, meglio rappresentati e tutelati da proprie associazioni/partiti, avranno modo di constatare che la Repubblica riconosce loro gli stessi diritti e doveri degli altri, che li tutela con i propri giudici, che li cura come tutti gli altri ecc. (come previsto dalla Costituzione italiana).
Punto di partenza, a mio avviso, per la divulgazione dell' apprendimento della lingua italiana, è quello di una iniziativa da parte delle Rappresentanze diplomatiche estere in Italia (Ambasciate, Consolati, ecc.) tesa a sensibilizzare i propri concittadini su tale tema.
Ricordo, anni or sono, che durante una crisi tra la Grecia e la Turchia, per la prima volta i due popoli si erano parlati: erano i greci ed i turchi emigrati in Germania che ebbero modo di comunicare i propri punti di vista esprimendosi in tedesco.
Punto importante è la costituzione di una "Accademia della immigrazione" ove possano essere ascoltate le voci di tutti gli immigrati.
17/02/06
Un nuovo sito per i cittadini cinesi in Italia
E’ stato attivato il sito www.cinaitalia.it , realizzato dall’Associazione per la Mediazione Interculturale fra Cina ed Italia (in sigla A.M.I.C.I.), Associazione di promozione sociale costituita nel 2003 ed iscritta al Registro Regionale Legge 10, affiliata ARCI.
Si tratta dell'unico sito italiano dedicato agli immigrati cinesi, comunità che vive particolari difficoltà di integrazione.
Il sito è stato realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna, L.R. 34 (Promozione dell'associazionismo) ed ha lo scopo di informare i cittadini cinesi immigrati in Italia sulle norme vigenti in materia civile, di immigrazione ed integrazione sociale, promuovendone l'associazionismo.
Il sito è articolato nelle rubriche: Legislazione, Lavoro, Scuola ed Istruzione, Salute, Usi e costumi, Abitazione. Verrà progressivamente arricchito ed aggiornato.
I testi sono pubblicati in lingua cinese: per facilitarne l'utilizzo da parte degli operatori non cinesi, i titoli delle rubriche e dei testi verranno tradotti in italiano.
03/10/05
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