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LA MEDIATECA |
LIBRI
Shah-in-shah
di Ryszard Kapuściński
Editore Feltrinelli
Iran 1980: lo scià Reza Pahlavi è fuggito, Khomeini ha preso il potere. Chiuso nella stanza di un albergo ormai deserto di Teheran, Ryszard Kapuściński cerca di ricavare un senso dalla massa di appunti, fotografie e registrazioni che ha accumulato durante il suo lungo soggiorno in Iran. In un libro appassionante, in cui la cronaca diviene storia senza perdere nulla della sua umana immediatezza, il famoso reporter ricostruisce il lento ma inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla rivoluzione khomeinista: l’incerta ascesa al potere dello scià, la sua euforica prepotenza in seguito alle scoperte petrolifiche, il clima di terrore e repressione instaurato dalle brutali forze di polizia della Savak e il progressivo rifugiarsi del popolo nelle moschee, tra le braccia dei mullah e dell’islam, unica istituzione ritenuta in grado di proteggere dalla violenza cieca del potere centrale di Teheran.
L’autore:

Ryszard Kapuściński è nato a Pinsk, in Polonia orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Dopo gli studi a Varsavia ha lavorato fino al 1981 come corrispondente estero dell’agenzia di stampa polacca PAP. Dei suoi numerosi libri-reportage Feltrinelli ha pubblicato: Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate (1983, 2003), Imperium (1994), Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia (1997), Ebano (2000) e La prima guerra del football e altre guerre di poveri (2002). Ha vinto il Premio Internazionale Viareggio, il Premio Omega, il Premio Creola dell’Università di Bologna nel 2000, il Premio Grinzane per la Lettura e il Premio Principe de Asturias nel 2003.
Ryszard Kapuściński
Intervista a Ryszard Kapuscinski, a cura di M. Denti
Dal sito www.feltrinelli.it
Lei ha viaggiato in tutto il mondo, ma alla fine è tornato in Africa, dove ha cominciato il suo lavoro.
No, non proprio. Ho viaggiato in molti posti. Solo ora sono gradualmente arrivato in Africa, in Sud America, sono recentemente stato in Asia... e in molti luoghi del Terzo Mondo. E’ il mio fiuto, la mia specialità, che mi ha portato sempre nei paesi del Sud del mondo, a dispetto delle suddivisioni continentali.
In un’era in cui la tecnologia permette la comunicazione a distanza, e in tempi immediati, che valore hanno ancora il viaggio e l’osservazione?
Lo stesso, sono sempre la stessa, non è cambiato niente. Si sa, sia la televisione sia Internet ci sono in pochissimi posti, in Africa. Lo stesso succede in Asia: se lasci le grandi città, le capitali, si scopre ancora un mondo che potrebbe essere quello di uno o due secoli fa, senza elettricità, senza progressi tecnologici. Allo stesso modo, puoi avere il cellulare, ma non ti può aiutare a capire come vive la gente, cosa sta pensando. Bisogna andarci, bisogna restarci, non c’è nessun altro modo per conoscere certi posti e certi popoli. Si può passare attraverso il cellulare o Internet per trasmettere qualche semplice, immediata informazione, ma è un modo molto superficiale per comunicare, per cercare di capire in profondità le altre culture. Il vecchio e tradizionale modo di viaggiare ti aiuta ancora molto di più.
Recentemente ha detto: "Viviamo in un mondo in cui sono i media a creare la storia". Può spiegare perché?
In realtà dico un’altra cosa, che oggi dobbiamo affrontare due versioni della storia. Fino a qualche tempo fa c’era una sola versione della storia, quella documentaria, scritta dai nostri antenati, la storia dell’epoca di Gutemberg. Oggi con l’introduzione dei media ci sono due versioni della storia... una che ancora continua quella della storia scritta, ma ce n’è un’altra che è quella presentata alla gente dalla televisione, dalla radio e dai media. Queste due versioni non vanno necessariamente insieme e questo genera uno stato di confusione. Perché la storia scritta – rispetto a ciò che si apprende dai telegiornali - dà una versione completamente diversa per esempio del genocidio in Ruanda. Ma la storia scritta viene letta da poca gente, perché è scritta da specialisti – storici, sociologi, economisti e così via – c’è una circolazione veramente limitata di questi libri... quello che la gente comune, la massa, conosce è soltanto la versione distorta proposta dalla televisione. Così, in pratica, la gente conosce solo questa versione semplificata, standardizzata e stereotipata della storia invece di sapere quello che esattamente succede in un determinato luogo e in un determinato periodo.
25/08/06
Guida anti-trash. 50 storie da ricordare
di S. Talamo
Editore Rubbettino
Un viaggio tra vicende e personaggi da conservare nella memoria, che ha come protagonisti anche gli stranieri in Italia.
Come Paolo, arrivato dall'Albania sulle tracce di un fratello misteriosamente scomparso. Asha, madre somala che ha visto i suoi bambini inghiottiti dal mare. O Nanà, regina con diecimila sudditi in Africa, collaboratrice domestica in provincia di Vicenza.
30/05/06
Noi e loro
di Sergio Frigo
Edizioni Canova Miti del Nordest
Il titolo provocatorio, “Noi e loro”, riprende la contrapposizione razzista assai diffusa sulle labbra dell’uomo comune. Però - chiarisce subito l’autore Sergio Frigo - vuole semplicemente prendere atto di una realtà. E soprattutto la contrapposizione non è quella che si potrebbe immaginare fra noi italiani e loro stranieri: “In realtà loro - spiega Frigo - sono anche i nostri nonni, gli emigrati veneti del primo Novecento, sempre additati e guardati da una certa distanza”. E’ una dicotomia, osserva il giornalista, che sarebbe sciocco negare. “Nel libro mi limito a prenderne atto senza dare giudizi. Poi cerco di dare qualche indicazione per superarla e trovare modi di stare insieme”.
Sergio Frigo è caposervizio al Gazzettino, il più diffuso giornale del Triveneto. E ad occuparsi di immigrazione è approdato partendo dall’interesse per l’emigrazione: “Una storia che ha toccato direttamente la mia famiglia, come la maggior parte delle famiglie della regione. E a un certo punto mi sono detto: visto che noi ci siamo sempre lamentati di aver ricevuto una pessima accoglienza, non possiamo oggi fare qualcosa per evitare che la storia si ripeta?”. Da questa riflessione è nata, più di dieci anni fa, sul Gazzettino, l’esperienza della pagina Nord Sud Est Ovest. Poi, sei anni fa, Frigo ha fondato una rivista dedicata alle relazioni interculturali, Cittadini dappertutto: “Quell’esperienza mi ha portato a una serie di contatti, di vere e proprie amicizie. Finché mi è venuto il desiderio di produrre qualcosa di più duraturo”: anche per mandare un messaggio alla società veneta, eternamente in bilico tra razzismo e integrazione.
“Oggi quella del Nordest – spiega Frigo – mi sembra una società dei tre terzi, cioè equamente suddivisa fra tre gruppi contrapposti che poi ovviamente si ridistribuiscono a seconda del momento storico. A un estremo ci sono i razzisti o per lo meno i timorosi. All’altro estremo gli aperti: quelli che non solo si rendono conto che combattere la società multietnica sarebbe come lottare con i mulini a vento, ma ci vedono anche un’opportunità di arricchimento sul piano umano e culturale. In mezzo, la porzione più abbondante: quella degli indifferenti o ancor meglio dei pragmatici. Un esempio di questo atteggiamento sono tanti imprenditori, che non necessariamente amano gli immigrati ma sanno di non poterne fare a meno”.
Come in un cerchio, il libro si apre e si chiude lasciando la parola ai protagonisti, emigrati ed immigrati, che nelle lettere ai familiari fotografano una realtà di emarginazione e solitudine fin troppo uguale dagli anni Venti del Novecento ai primi del nuovo millennio. E mostrano senza ideologismi la somiglianza fra i moderni “viaggi della speranza” e quelli di chi, un secolo fa, cantava: “Andremo nel bel Brasil e i siori lavorarà la terra col badil”.
Noi e loro è un saggio, ma scritto con la mano del cronista, quindi ricco non solo di date e numeri ma di nomi e di storie. E ha il merito di raccontare l’immigrazione che tanti non si aspettano: non solo quella degli operai e delle colf, ma quella di giornalisti, pittori, imprenditori, sindacalisti, fumettisti, opinion leader. Oltre a raccogliere le esperienze dell’altra faccia del Nordest. Non solo quella impegnata dell’associazionismo cattolico o di sinistra, ma anche di tante persone comuni che hanno costruito buone pratiche di inserimento, a cominciare dai luoghi chiave come la scuola.
Un bellissimo documento è l’appendice, una raccolta di lettere e messaggi mail in cui gli immigrati raccontano l’Italia a quelli di casa loro. Ne esce un ritratto del Veneto ingenuo ma fedele e anche impietoso, fatto di famiglie disgregate e solitudini. Un mondo dove “una donna dopo il parto viene lasciata completamente sola” e “devi avvisare gli amici prima di andare a trovarli, perché potrebbero non avere tempo per te”. E’ un ritratto che, suggerisce l’autore, dovrebbe far riflettere quanti sostengono che “gli immigrati ci rovinano perché ci fanno perdere le nostre tradizioni”.
16/03/06
FILM
Garage Olimpo
Regia: Marco Bechis
Produzione: 1999
Interpreti: Antonella Costa, Carlos Echeverrìa, Dominique Sanda, Chiara Caselli, Paola Bechis, Enrique Pineyro, Pablo Razuk
Sceneggiatura: Marco Bechis, Lara Fremder
Fotografia: Ramiro Civita
Scenografia: Romulo Abad
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Jacques Lederdin
Trama:
Maria Fabiani, 19 anni, è un'attivista militante in una organizzazione clandestina che si oppone alla dittatura militare al governo in Argentina. Fa la maestra in una bidonville di Buenos Aires, e vive in città in una grande casa insieme alla madre Diana. Incombono difficoltà economiche e così Diana ha affittato alcune stanze dell'appartamento, una di queste a Felix, un giovane timido, che dice di non avere famiglia, di lavorare come guardiano notturno in un garage e, soprattutto, si mostra innamorato di Maria. Una mattina irrompono in casa poliziotti e militari in borghese: arrestata di fronte allo sguardo impotente della madre, Maria viene portata via e chiusa in prigione in un centro clandestino chiamato 'Garage Olimpo'. Al momento di farla parlare, Tigre, il capo del centro, affida il compito ad uno dei suoi uomini più fidati: è Felix, l'affittuario. Maria allora capisce che Felix è al tempo stesso il suo torturatore ma anche la sua unica via di salvezza. Intanto Diana accetta di vendere la casa in cambio della promessa di rivedere la figlia. Una macchina l'accompagna, ma appena fuori città la fanno scendere e le sparano. In carcere, Maria bacia Felix, poi prova a scappare, è ripresa, vive momenti di forte paura. Quando il Tigre torna a casa, qui scoppia una bomba messa da Ana, amica della figlia del comandante. Il giorno dopo Felix porta Maria fuori dal carcere. Quando rientrano, lei è destinata a salire sul camion che porta i prigionieri fuori città; Felix viene convocato dal generale. Entrambi saranno eliminati in forma anonima, come tanti altri in quegli anni.
Recensione di Massimo Carlotto (tratta da: http://www.massimocarlotto.it/recensione1.html):
Garage Olimpo è il miglior film sulla dittatura argentina. Bechis stesso è un sopravvissuto, ma la sua esperienza si coglie solo nell'ossessione del sonoro all'interno del campo clandestino. Desaparecido bendato ricorda solo il rumore della pallina da ping-pong (svago dei torturatori), delle catene, delle serrature delle celle, la radio a tutto volume che copre le grida.
La storia dei campi era stata raccontata finora per denunciare e per impedire di dimenticare l'orrore, Garage Olimpo va ben oltre e ne svela i meccanismi più segreti e più intimi.
Quelli che nessuno aveva mai avuto il coraggio di raccontare come l'incapacità, totalmente umana ma negata per vent'anni dal mito del militante duro e puro, di resistere alla picana. E di collaborare. E di sopravvivere a ogni costo. Questo il primo grande merito di questo film. La storia dei campi è quella di un'umanità spezzata, impreparata ad affrontare il più efficiente sistema repressivo della storia del Novecento: la desapariciòn.Ci furono, e molti, quelli che riuscirono a essere coerenti fino alla morte ma gli altri, quelli che Bechis mostra in tutta la loro fragilità, finora non avevano mai avuto diritto di cittadinanza nella tragedia collettiva. Eppure oggi personaggi come Mario Villani, l'ingegnere che sopravvisse quattro anni in diversi campi perché era in grado di aggiustare la picana, sono fondamentali per recuperare memoria e soprattutto verità. A lui si deve la fedelissima ricostruzione dei luoghi e della quotidianità del campo. Quello che nel film si chiama Garage Olimpo (chiamato così dai militari perché loro erano gli dei) è in realtà il Club Atletico. Ma poteva benissimo essere Garage Orletti, ElVesuvio, El Banco o l'ESMA. Tutti erano stati concepiti nello stesso identico modo. La desapariciòn fu un sistema repressivo studiato a tavolino, al punto che i militari argentini quando si resero conto della sua efficacia aprirono uffici di rappresentanza all'estero e iniziarono a venderlo come uno dei tanti prodotti nazionali. Come il grano e le bistecche. Addirittura paesi come la Spagna inviarono agenti dei servizi segreti ad addestrarsi all'ESMA, sequestrando, torturando e assassinando inermi cittadini argentini. (Da quell'esperienza si formarono poi i GAL che agirono nei paesi baschi).
Il punto di vista di Bechis è quello attonito e indifeso del sopravvissuto di fronte alla banalità della violenza degli stati contro i cittadini. Argentina, Cile, Turchia, Bosnia, Cecenia. Il torturatore è l'ultimo anello di una complessa catena di comando. Obbedisce agli ordini e timbra il cartellino prima di impugnare la picana. Poi torna a casa e si comporta in modo altrettanto banale. E' un soldato con diritto di bottino e il film ci racconta come i beni dei desaparecidos e dei loro familiari vennero regolarmente saccheggiati. L'obiettivo inquadra un gruppo di prigionieri che aggiustano elettrodomestici danneggiati durante i sequestri e narra la storia di una madre che cede a un drammatico ricatto pur di sapere cosa è accaduto alla figlia. Dal sottufficiale al generale ognuno si prendeva la sua fetta di torta.
Il piduista ammiraglio Massera, che giocava a tennis una volta la settimana con il nunzio apostolico Pio Laghi, aveva organizzato una rete di agenzie immobiliari per vendere le case che i desaparecidos gli lasciavano in eredità prima di scomparire nel nulla.
I militari del film sono credibili quanto i prigionieri che, a volte, indossano vestiti appartenuti a giovani scomparsi. Il regista li ha fatti addestrare da un ex militare in servizio all'epoca e poi passato alla guerriglia. Ogni minima sequenza del film svela ingranaggi della grande macchina della repressione. Preti che estorcono nomi con il sacramento della confessione, bambini ammucchiati in celle pronti a essere venduti o a essere torturati davanti ai propri genitori, il rito del mercoledì quando i prigionieri partono per i voli della morte, tutto contribuisce a raccontare con nitidezza sette anni di governo militare. Anche i guerriglieri in libertà annaspano nel vuoto e nel terrore.
Il giovane con la bomba all'inizio del film è Carlitos Pisoni, figlio di desaparecidos. Oggi, insieme agli altri va a caccia dei torturatori e quando ne individuano uno organizzano un escrache sotto la sua casa. Tra le donne in attesa di confessarsi al prete complice della dittatura si riconosce Lita Boitano, madre di due scomparsi e leader storica del movimento dei familiari. Figure che impreziosiscono il lavoro di Marco Bechis e danno il senso di quanto sia importante Garage Olimpo per chi continua a chiedere verità e giustizia in Argentina.
In Europa, Italia compresa, si stanno celebrando processi contro alcuni militari argentini accusati della scomparsa di cittadini stranieri. Gli italiani di prima e seconda generazione che mancano all'appello sono alcune centinaia. Il processo davanti alla corte d'assise di Roma riguarda solo otto casi. Per gli altri non sono stati raccolti elementi sufficienti per un rinvio a giudizio. Garage Olimpo ci racconta la loro storia.
16/03/06
Figli/Hijos
Regia: Marco Bechis
Produzione: 2001
Interpreti: Julia Sarano, Carlos Echevarria, Enrique Piñeyro, Romina Paula
Sceneggiatura: Marco Bechis, Lara Fremder
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Caterina Giargia, Paolo Polli
Montaggio: Jacopo Quadri
Musiche: Jacques Lederdin
Trama:
In un paese lontano una donna sta partorendo, due uomini aspettano fuori per prendersi il bimbo. Nascono due gemelli, un maschio e una femmina. Il maschio viene prelevato dai due uomini mentre l'ostetrica riesce a nascondere la bambina (Rosa) in una borsa. Vent'anni dopo a Buenos Aires, Rosa riesce finalmente a rintracciare il fratello che vive a Milano con la sua nuova famiglia, e parte per incontrarlo dopo avergli raccontato per e-mail il loro passato, l'assurdità della loro separazione, la morte prematura della loro vera madre. Javier non può crederci, ma il dubbio si è insinuato. La sua vita, le sue sicurezze, i suoi affetti crollano. Incontra Rosa che gli mostra foto e certificati della loro unione e decide di seguirla a Barcellona: lì c'è un centro di analisi sul DNA che può certificare la loro parentela, e lì vive l'ostetrica che li fece nascere.
Figli/Hijos è la continuazione naturale di Garage Olimpo. È la storia dei figli dei desaparecidos, nati nei campi di concentramento e adottati illegalmente da famiglie di militari che non potevano avere figli. Quei bambini sono oggi uomini e donne di ventidue/venticinque anni che non sanno di essere figli di desaparecidos.
Non sanno che le persone con cui sono cresciuti sono state molto spesso le responsabili dirette della morte dei loro veri genitori.È stato un piano sistematico, il crimine ultimo della dittatura, concepito scientificamente. Molta gente benpensante dice: "Questi giovani vanno lasciati in pace, non dobbiamo turbare la loro tranquillità familiare."Io dico invece che non si può vivere un'intimità profonda e sincera in famiglie del genere.
Questi ragazzi e ragazze vivono con un malessere permanente, di cui neppure conoscono l'origine.
Quando scoprono la verità e quindi la loro identità, cominciano a percorrere la strada della propria liberazione."
Si stima che in Argentina tra il 176 e l182 i bambini scomparsi dopo la nascita siano circa cinquecento, i casi denunciati sono solo 250.
Settantadue sono stati ritrovati vivi, otto di loro sono stati ritrovati morti nei cimiteri clandestini, quattro di loro hanno preferito rimanere con i finti genitori, con le donne che avevano finto la gravidanza e si erano impossessate dei neonati, sapendo che fine avrebbe fatto la vera madre.
Durante gli anni in cui scomparvero migliaia di oppositori, tra i militari esistevano liste d1attesa per avere un bambino o una bambina di donne che partorivano in clandestinità. Quei bambini erano bottino di guerra, erano tabula rasa. Li avrebbero cresciuti come veri figli della patria.
Frammenti di interviste realizzate a Buenos Aires durante la scrittura del film (tratti da:http://www.garageolimpo.it/hijos/fr-hijos.html):
- Tu non ricordi i tuoi genitori, perché eri troppo piccolo quando sono scomparsi. Che sentimenti provi per loro? –
CARLOS: Rispondere è complicato. Non posso dire di provare niente per loro, non sarebbe esatto. Ma è molto difficile voler bene a qualcuno che non si conosce. Ti faccio un esempio: io posso amare molto quello che ha fatto il Che, la grandezza della sua persona. Però non posso volergli bene come ne voglio a mia nonna, alla mia ragazza: se non l'ho mai conosciuto non mi ci posso affezionare completamente. Io amo i miei genitori ma li amo idealmente, simbolicamente..
- Come è stato l'incontro con tua sorella? Avevi undici anni, e non l'avevi mai vista... -
MARIA: L'ho conosciuta in un tribunale per minori. A quel tempo viveva con la madre apropiadora a Mar del Plata. Io ero insieme a mia zia e quando siamo arrivate là lei non c'era ancora. L'abbiamo aspettata tantissimo. Nell'attesa siamo andate a mangiarci un gelato. Mentre passeggiavamo per strada abbiamo visto che davanti all'ingresso del tribunale si era fermata una macchina dalla quale stavano scendendo delle persone con una bambina. Ho pensato subito che fosse lei. Ero convinta che dovesse assolutamente assomigliarmi, e quando l'ho vista sono rimasta delusa, perché mi sembrava molto diversa da me. Sono entrata nella sala del tribunale accompagnata da mia nonna e mio zio: me l'hanno presentata il giudice e l'assistente sociale... Ci siamo messe subito a parlare di tutto, di cartoni animati, di gusti dei gelati... per fortuna avevamo delle affinità e abbiamo legato quasi subito. Dopo un po' ci hanno lasciate sole... Chiaccherando abbiamo scoperto di avere un neo nello stesso posto.
- Cosa succede se un ragazzo non vuole sapere niente della sua identità e rifiuta l'analisi del DNA? -
MARIA: Farsi le analisi significa scoprire di chi si è figli, qual è la propria famiglia naturale. Gli stessi apropiadores quando si trovano di fronte a una situazione del genere si sentono scoperti e cercano di parlare con i "figli" spiegandogli che anche se tra loro non c'è una discendenza naturale è come se ci fosse. E così insinuano in quei ragazzi un insopportabile senso di colpa.
- I tuoi genitori sono desaparecidos: come te li immagini? -
WADO: Vedo due persone felici, giovani, come nelle foto. E poi sempre in azione, costantemente impegnati. Chissà se ho preso da loro, perchè io mi appassiono alle cose, cerco sempre di provare sensazioni forti, di sentire le vertigini...
- Li vedi giovani? -
WADO: Sì, giovani, non riesco nemmeno a pensarli vecchi. L'associazione H.I.J.O.S. organizza manifestazioni pacifiche di denuncia sotto le case dei torturatori e sequestratori cha hanno operato durante la dittatura militare dal 1976 al 1982 in Argentina.
Queste persone sono oggi liberi cittadini perché hanno goduto dell'amnistia prevista dalle leggi di "Punto Final" e "Obediencia Debida". Gli abitanti del quartiere, preso atto di chi sia il vicino di casa, organizzano spontaneamente la loro protesta: il panettiere non gli vende più il pane, il giornalaio non gli porta più a casa il giornale, la gente gli toglie il saluto: vengono simbolicalicamente puniti perchè giustizia non c'è stata.
Questa manifestazione si chiama ESCRACHE.
Note di Regia dal libro: "Argentina 1976-2001 Filmare la violenza sotterranea" di Marco Bechis, Ubulibri
16/03/06
MUSICA
Orchestra del Mar
Orchestra del Mar nasce nell' autunno-inverno 2003 da un' idea del contrabbassista Daniele Piovesan che, dopo la breve ma illuminante esperienza con "Tango… Melodia Portena!", avviata un paio di anni prima in compagnia del cantante Alejandro Saorin Martinez e del pianista Giovanni Tirindelli, sentiva il bisogno di proseguire il viaggio verso quel territorio musicale che, come direbbe Wim Wenders, è "così vicino, così lontano".
L' intenzione era quella di creare una formazione dalla sonorità ampia ed articolata, dotata di quella elasticità che consentisse a musicisti provenienti da culture diverse di coniugare il rigore formale degli strumenti ad arco all' estemporaneità improvvisativa del jazz.
La formazione:
Michele Boscaro - Fisarmonica
Catalina Spataru - Violino
Corrado Cicuttin - Viola
Enrica Frasca - Violoncello
Claudio Conforto - Pianoforte
Daniele Piovesan - Contrabbasso e Arrangiamenti
Daniele Scambia - Batteria
con la partecipazione di:
Alberto Hugo Polese - Voce
Uma Letra de Italia
Una frase un po' sgrammaticata, a metà fra spagnolo e portoghese, che vuole rappresentare un saluto, un grazie affettuoso e, perché no?, quel sentimento di orgoglio che si prova per quello che i "nostri" hanno saputo fare lontano da casa.
Per Orchestra del Mar la musica di Astor Piazzolla è senz' altro il punto di riferimento fondamentale ma "da quelle parti" c'erano altri "posti" dove "andare" ed è così che la musica di Egberto Gismonti diventa un altro posto dove si trova un altro Brasile che non è Bahia, non è il carnevale di Rio, non è le ragazze di Ipanema… Gismonti ci parla del suono primordiale delle foreste, di grandi fiumi e di cascate e natura e del Sertao e della sua quotidianità e lo fa con la visione del grande compositore e l'approccio strumentale del virtuoso che è.
Nel corso del programma la ricerca perseguita da Astor Piazzolla nelle forme classiche e la rigenerazione del patrimonio etnico condotta da Egberto Gismonti si alternano a episodi tradizionali del repertorio popolare argentino, che ha visto in Carlos Gardel il suo interprete più genuino, e "chicche", come Odeon del brasiliano Ernesto Nazareth, Fugazzetta del violoncellista argentino Patricio Villarejo o Che Tango, Che, di cui non è dato sapere di incisioni in spagnolo con il testo originale di Horacio Ferrer, ma solo di interpretazioni con testo in francese.
Il repertorio:
Buenos Aires Hora Cero (Piazzolla), Calambre (Piazzolla), Escualo (Piazzolla), Forrobodò (Gismonti), Palhaco (Gismonti), Adios Nonino (Piazzolla), Chiquilin De Bachin (Piazzolla-Ferrer), Vuelvo al Sur (Piazzolla-Ferrer), Che Tango, Che (Piazzolla-Ferrer), Agua y Vinho (Gismonti), Fugazzetta (Villarejo), Odeon (Nazareth), Lôro (Gismonti), Oblivion (Piazzolla), La Muerte Del Angel (Piazzolla), El Dia Que Me Quieras (Gardel-Le Pera), Mi Buenos Aires Querido (Gardel-Le Pera), Balada Para Un Loco (Piazzolla-Ferrer), Ultimo Tango a Parigi (Barbieri), Libertango (Piazzolla)
Per contatti:
Daniele Piovesan 049 616189 – 347 8387003
e-mail: orchestradelmar@fastwebnet.it
http://www.orchestradelmar.altervista.org
07/06/06
Monsoon Wedding
Di Mychael Danna
Etichetta: Milan Records
Autore: Mychael Danna

E’ la colonna sonora del film omonimo, diretto da Mira Nair, che narra le vicissitudini di una coppia “promessa sposa” nella Delhi contemporanea.
Registrate a Mumbai, le musiche mescolano con grande vivacità le opere dei musicisti classici indiani, l’orchestra occidentale e l’elettronica.
Questi brani, arrangiati, vengono spesso utilizzati anche dalle orchestre indiane durante la celebrazione dei matrimoni.
L'autore
Mychael è riconosciuto come uno dei primi artisti che è riuscito a combinare sorgenti sonore non-occidentali con il minimalismo orchestrale ed elettronico nel mondo della musica cinematografica. Questa reputazione lo ha portato a lavorare con noti registi, quali Atom Egoyan, Scott Hicks, Ang Lee, Gillies MacKinnon, James Mangold, Mira Nair, Billy Ray, Joel Schumacher e Denzel Washington.
Ha studiato Composizione all'Università di Toronto (Canada), vincendo una borsa di studio, nel 1985. Mychael, inoltre, ha lavorato per cinque anni come compositore al Planetarium di McLaughlin a Toronto (1987-1992). Le sue opere per balletto includono le musiche per Dead Souls, della compagnia Carbone Quatorze, diretta da Gilles Maheu, nel 1996 e, nel 2001, lo spartito di Gita Govinda, basato sui poemi erotici classici indiani, messo in scena dal Ballet Reale della Winnipeg, con la coreografia di Nina Menon.
16/01/06
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