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ALL'OMBRA
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IL
RISPETTO DELLA LEGGE E L'UMANITA' DELL'EMERGENZA
Da
un’anonima mediatrice polacca
Tratto
da www.cies.it
Mi
è capitato di dover aiutare una giovane ragazza polacca, madre
di una bambina di pochi mesi. Era molto giovane ed era venuta in
questura con la figlia per chiedere la regolarizzazione. Viveva in
una casa di accoglienza delle suore, aveva già presentato
tutti i documenti per chiedere la regolarizzazione ed era in attesa
del rilascio del permesso di soggiorno. Quella mattina era venuta in
questura per sollecitare il rilascio del permesso in quanto doveva
partire urgentemente per la Polonia. Sosteneva che altri immigrati
avevano già ottenuto il rilascio del permesso e voleva
usufruirne anche lei. Ma il funzionario a cui si è rivolta,
attraverso la mia traduzione, le ha detto che ancora, a quel momento,
nessun permesso era stato rilasciato. E quindi era impossibile che
qualcuno avesse potuto già ottenere il rilascio:
quell'informazione era errata e la persona che aveva ottenuto il
documento avrebbe dovuto consegnarlo alla polizia perché
sicuramente era falso.
Il
poliziotto ha costretto la ragazza a seguirlo per identificare chi,
tra tutti i richiedenti, avesse già ottenuto il rilascio. "Se
questa persona ha fatto la richiesta e ha ottenuto la ricevuta della
prenotazione per il rilascio - diceva il poliziotto - sicuramente
sarà nella lista delle domande con le fotografie. Se è
vero lo identificheremo rapidamente.
Inizi
a guardare le foto e mi dica qual è". La ragazza tremava:
si era ritrovata in una situazione difficile, non voleva dire il nome
della persona ma non sapeva come comportarsi. Io volevo aiutarla ma
non sapevo come. La situazione si stava complicando e mi sentivo
impotente perché non potevo intervenire. A un certo punto la
ragazza ha chiesto al poliziotto di potersi affacciare fuori dalla
stanza per vedere come stava la bambina che era rimasta con una sua
amica. L'agente di colpo ha cambiato espressione e atteggiamento: le
ha detto che, per questa volta, quella persona non doveva più
identificarla e le ha rilasciato il permesso per poter andare in
Polonia. Il caso si è risolto bene grazie all'umanità e
disponibilità del poliziotto. La ragazza se ne è andata
ma è tornata poco dopo con un piccolo regalo per me. So che
nel nostro paese, in Polonia, è un segno di riconoscimento e
di gratitudine, non un tentativo di corruzione ma non ho potuto
accettare: l'ho ringraziata per il pensiero e le ho detto di non
offendersi se non lo prendevo.
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