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Fatema Mernissi : dal Marocco a Bologna passando per i deserti e il cyber-space
Transita per Bologna la “Carovana civica” marocchina
di Daniele Barbieri
da Migranews

E´ transitata per Bologna la "Carovana civica" marocchina. L´anno prossimo probabilmente farà tappa a Torino o Roma. Come sempre, Fatema Mernissi [ nota 1] , diffonde il suo "contagio benefico" - la definizione è di Roberta Mazzanti - che si nutre di ottimismo, intelligenza, voglia di pacifici scambi. Ma in quest´occasione è soprattutto ambasciatrice di persone, storie, progetti e della voglia di lavorare insieme "contro paure, violenza, desertificazione delle coscienze".
Nella sala di piazzetta Morandi, sotto la scritta "Silentium" e la data romana "MDXXXXII", si fatica a cominciare da quanta gente s´affanna a cercar posto. Quando si sono sistemati tutti - appollaiati nei posti meno probabili - parte l´uragano Mernissi. Più volte lascerà un discorso a metà... "Non è confusione mentale, al contrario: ha talmente voglia di comunicare che il tempo non le basta" ridacchia in sala chi la conosce bene. "Non ci sono più alibi: oggi il satellite e internet ci danno la possibilità di conoscere e comunicare senza ostacoli" esordisce; non per caso il suo ultimo libro, sorridente, sorprendente e illustratissimo - appena tradotto da Giunti - è "Karawan, dal deserto al web", a un tempo diario di viaggio, saggio, dialoghi ad alta voce. "La mia identità? La definizione di araba non mi convince, preferisco africana. Dobbiamo riscoprire la gentilezza e l´auto-apprendimento.
Il concetto di adept che in arabo indica "il servo dell´altro, chi ti aiuta" ci viene dai persiani, ed è fondante. Qual è la differenza fra bestialità e umanità? Nella prima c´è posto solo per nascere e morire, nella seconda ci sono l´esprimersi e il dialogo. Dunque lo Stato dispotico ci riduce ad animali. Come accade ai prigionieri politici". Qui la Mernissi si ferma per presentare al pubblico Hassan Benjelloun, regista di "La chambre noire" [ nota 2] che verrà poi proiettato al cinema Lumière-1, e Nour-Eddine Saoudi, uno dei 4 autori del libro "Sole nero: anni di piombo in Marocco" [ nota 3] . "Sono intellettuali che avrebbero potuto lavorare, con successo, all´estero ma hanno deciso di rimanere in Marocco. Per dar voce al cambiamento e agli ex prigionieri politici" riparte Mernissi, a un ritmo che sfianca le traduttrici in simultanea ma sempre più cattura il pubblico.
"Il satellite e internet offrono nuove opportunità: consentono di parlare anche con gli analfabeti, di far rinascere anche una cultura orale. Dobbiamo riconoscere che il nostro giovane re ha capito molte cose se tanto si è impegnato per abbassare le tariffe telefoniche. Oggi c´è anche un conflitto generazionale e vi voglio presentare alcune persone...". Le indica ma talune non si alzano in piedi: "E´ la tradizione sufi, l´obbligo della modestia" scherza Mernissi. Poi si commuove e la voce le si spezza: "C´è in sala anche un´amica, esule dall´Algeria. Solo l´Europa ci ha consentito di ritrovarci ma è triste che tante donne, tante belle teste pensanti abbiamo dovuto lasciare i loro Paesi. Io dico che è terrorismo anche quando l´Occidente ci ruba i nostri migliori cervelli.
A proposito: il satellite, dando voce ai pacifisti, ci insegna che Bush non rappresenta gli Stati Uniti come Berlusconi non può identificarsi con l´Italia. Come scrive Adonis [ nota 4] , "il pessimismo è una routine, l´ottimismo è creatività". Perciò dobbiamo far prevalere l´ottimismo". Più tardi lo ripeterà, scandendo: "Occorre battersi per i diritti di cittadinanza ma anche per la felicità". Dopo la Mernissi parlano la geologa Najia Elboudali ("Sì, siamo una famiglia cosmica"), Nour-Eddine Saoudi e Layla Chaouni, fondatrice della casa editrice Le Fennec [ nota 5] . Elboudali racconta nel dettaglio cosa "porta" la carovana, nelle grandi città ma soprattutto nelle zone rurali: laboratori di scrittura, consulenza giuridica, informazioni sanitarie e sui diritti delle donne. Chiede anche di "spezzare gli stereotipi costruiti dai massmedia intorno ad alcuni Paesi, la demonizzazione degli arabi tutti terroristi" mentre "si tace sul terrorismo di Paesi che si definiscono democratici senza esserlo".
Il breve intervento di Saoudi ripercorre l´evoluzione attraverso un´ottica molto particolare. "Nella carovana racconto dei miei 10 anni in carcere ma soprattutto di mia madre: era analfabeta ma durante la mia prigionia è stata costretta ad emanciparsi. E´ un po’ lo specchio del Marocco. L´evoluzione del mio Paese non riguarda solo il potere ma investe tutta la società. C´è ancora un grande cammino da fare ma oggi sono ottimista". Affascina la platea il "camioncino-libreria itinerante" e "i prezzi bassi, anche un euro" della Chaouni: "Libri sull´Islam tollerante e democratico di cui certi non vogliono proprio parlare e sapere ma che evidentemente interessa in Marocco dove tiriamo anche 12 mila copie e fuori perché i nostri libri sono tradotti in Spagna e Francia. Ecco le buone ragioni per non emigrare". Poi si apre il dibattito con domande - quasi mai banali - sul velo (quello liberamente scelto e quello imposto), sul conflitto inter-generazionale ("anche fra le femministe"), sul nuovo re, sulla cultura patriarcale, sul nuovo diritto di famiglia in Marocco, sulle differenze di fondo tra sunniti e sciiti, sull´Islam plurale, sul riconoscimento di cittadinanza. "Grazie ai libri di Fatema Mernissi, io che ero in fuga dal fanatismo mi sono riconciliata con l´Islam perché lei sa contestualizzare anche i versetti più misogini del Corano per mostrarci come andare oltre" dirà un´algerina. Il tempo è volato. In sala un esule tunisino si dispiace di non aver avuto l´occasione per raccontare la "dittatura mascherata" del suo Paese: "Avrei voluto chiedere ai cosmo-civici di aiutarci, di non fare cadere il silenzio come accadeva anni fa quando in Occidente si taceva delle torture in Marocco. Ascoltateci, dateci altre occasioni come questa. Per noi parlare è difficile, siamo a rischio qui come in patria, ma siamo disposti a farlo". Dopo quest´esordio e gli altri tre incontri bolognesi (il film, un concerto, ancora dibattiti) ci si dà appuntamento per fine dicembre in Marocco con la "Carovana civica" che a Zagora conclude uno dei suoi progetti. Per fare cosa? Beh la Mernissi ci ha scritto sopra un libro di 260 pagine, è impossibile che Migra ve lo riassuma in 10 righe. Resta purtroppo da ripetere la consueta lamentela. La due giorni bolognese infatti è stata un evento importante che, al solito, quasi tutti i massmedia hanno praticamente oscurato. "Anzi, neanche hanno provato a capire" si arrabbia il marocchino Mohamed ("niente cognome per favore, il mio non è un padrone molto illuminato"), da anni in Italia e giustamente attentissimo al rapporto Paesi arabi-giornalisti: "Per esempio alla trasmissione Zapping su Radiouno, molto seguita, poco mancava che il conduttore Aldo Forbice insultasse Fatema Mernissi perché non era d´accordo con lui. E comunque le ha tolto subito la parola". In prima linea contro il fondamentalismo, la Mernissi non è tenera con l´Occidente ("a me non piace che mi impongano il velo ma voi europee gradite la dittatura della taglia 42?" è solita polemizzare): forse è questo che la rende poco attraente sul palcoscenico attuale. "Magari la volta prossima - ha provocato a Bologna - cercheremo di capire perché avete tanta paura di noi".

Note
[ nota 1] Fra i suoi libri tradotti in italiano vale almeno ricordare "La terrazza proibita", "L´harem e l´Occidente", "Islam e democrazia", tutti tradotti dalla Giunti.

[ nota 2] Il film (dura 112 minuti) è uscito in Marocco il 14 aprile 2004. Chi desidera saperne di più legga sul sito www.babelmed.net l´articolo (in francese) di Hichman Raji.


[ nota 3] "Sole nero: anni di piombo in Marocco" (294 pagine, 13,90 euri) di Fatna El Bouih, Abdellatif Zrikem, Aziz El Ouadie e Nour-Eddine Saoudi, con una introduzione di Fatema Mernissi, viene pubblicato da Mesogea, una piccola casa editrice di Messina che, fra l´altro ha pubblicato 10 libri-sguardi sul Mediterraneo ognuno dei quali visto con gli occhi di autori-autrici di Italia, Francia, Turchia, Spagna, Marocco, Libano, Germania, Grecia, Egitto, Tunisia.


[ nota 4] Adonis è lo pseudonimo di Ali Ahmad Sa´id Isbir: è nato in Siria, ha studiato in Iraq per poi vivere in Libano e successivamente in Francia. Da tempo "in odore" di Nobel, in ottobre era al "Roma-poesia 2004".

[ nota 5] Chi fosse interessato al catalogo (240 titoli di narrativa e saggistica), può scrivere a fennec@techno.net.ma