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"E' una festa per tutti. Non si deve abolire"

La polemica sul Natale che qualcuno propone di abolire.
Come vivono la tradizione cristiana tre stranieri integrati nella nostra città.

di Davide Berti
da Gazzetta di Modena


Prima di bandire presepi, festività, babbo natale, alberi e ogni segno della
tradizione cristiana legata alla nascita di Gesù per non urtare la
sensibilità degli immigrati stranieri, bisognerebbe chiedere cosa ne pensano
i diretti interessati. Chissà se qualcun lo ha fatto? Noi ci abbiamo
provato, sentendo cosa ne pensano i diretti interessati, coloro i quali
dovrebbero aver trovato beneficio da questo provvedimento. Sono tre casi di
stranieri di diverse nazionalità già integrati da parecchi anni nel mondo
del lavoro, dopo essere cresciuti e aver studiato a Modena.

Samuel Umoette, 30 anni, nigeriano animista, di professione mediatore
culturale, da vent'anni residente a Modena.
 «Penso in tutta sincerità che abolire le tradizioni del Natale sia
totalmente sbagliato. Convivere con le tradizioni del paese in cui vive è
segno di grande rispetto verso gli altri figli cattolici, anche se io non ho
questo credo. In questi giorni sono state montate polemiche inutili
controproducenti sotto tutti i punti di vista per l'integrazione razziale.
Il Natale, anche se uno non credo alla sua connotazione cristiana, può
essere vissuto come momento di festa da parte di chiunque. Chi abita in
Italia, pur non credendo in Dio, può vivere con gioia una festa fatta di
regali, festeggiamenti, cene. Da animista, il significato cristiano della
festa non mi riguarda, ma tutti i cristiani hanno il diritto di festeggiare
come meglio credono, poi se i musulmani vogliono rimanere a casa da scuola
che lo facciano, non c'è nulla di male. Ma non si può pretendere di
stravolgere le tradizioni di un intero paese. Come si vive a Modena? Bene, è
una città accogliente, dove gli stranieri hanno tante possibilità anche se
mi piace pensare che si possa fare di più. Proposte ce ne sono, ma a volte
rimangono in superficie senza essere approfondite».

 Rahsan Karadag, 26 anni, turca musulmana, di professione mediatrice
culturale, da diciassette anni residente a Modena.
 «Non sono assolutamente d'accordo con chi osteggia le feste e le
tradizioni. Bisogna sapere rispettare le tradizioni di chi ci ospita e dando
rilievo a tutte queste polemiche non si fa altro che attirare ira verso gli
stranieri. Io ho sempre partecipato a tutte le feste e anche in casa mia
coltiviamo queste tradizioni: non come festa religiosa ma è un modo per
stare tutti insieme in famiglia e per fare regali ai nostri bambini. E'
facendo l'albero e rispettando chi ci sta accanto che ci si può integrare
nel modo migliore. Io comunque ho avuto sicuramente meno difficoltà ad
ambientarmi dal momento che non porto il velo, posso capire che chi ha
usanze più marcate delle mie possa aver riscontrato qualche problema. In
Italia si vive bene, ma queste polemiche mi portano a pensare che
probabilmente si cambierà in peggio, non vorrei che venissero esasperate
forme di razzismo come in Francia e Germania».

 Azad Singh, 25 anni, indiano sikh, di professione operaio, da quindici anni
residente a Modena.
 «Natale? Non sono cristiano ma certamente lo festeggio. Faccio l'albero,
mettiamo le luci fuori casa e durante i giorni di festa ci riuniamo a tavola
tutti insieme, parenti e amici: arriviamo ad essere anche in quaranta. Non
sono assolutamente in difficoltà in questo periodo e quando andavo a scuola,
visto che posso dire di avere iniziato a studiare in Italia fin da bambino,
mi sono fatto spiegare che tipo di festa era. Ricordo che ci chiesero di
fare un disegno sul Natale e io non sapevo da che parte incominciare. Però
pensai che fosse qualcosa di gioioso, così disegnai montagne, colline, ciò
che io vedevo bello. Solo dopo i miei amici mi spiegarono che era un festa
con tanti regali e dove si stava insieme. Non c'è niente di brutto in
questo, niente che deve essere vietato: a tutti i bambini piace il Natale,
anche se non sono cristiani. La dimostrazione è che per Natale anche tante
persone che non lo fanno durante l'anno vanno in chiesa. da parte nostra
bisogna sempre mettersi nei panni del paese che ti ospita. Se uno straniero
viene in India, a me non farebbe piacere rinunciare alle mie tradizioni.
L'unico problema che posso esprimere riguarda proprio il mio popolo, che da
poco è arrivato in Italia: fanno più fatica di altri ad inserirsi, ma è solo
una questione di tempo».