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NEWS
La comunità rumena fa festa.
Santa Messa, brindisi e un po' di
politica.
di Elena Bellei
Fuori un tempo da lupi, pioggia e nebbia.
Dentro il tepore della
festa. Cibo in abbondanza, vino,
musica, danze, la benedizione di padre
Giorgio Arletti e un po' di
politica (ma appena appena). E´ stata una grande
festa quella della
comunità rumena, domenica scorsa alla sala comunale
di Piazza Liberazione, cominciata
con l´inno nazionale, la visita
dell´Assessore provinciale,
e la cerimonia nella chiesa ortodossa, in
ricordo delle vittime della
rivoluzione, quando nell´ 89, dopo la
caduta del muro di Berlino,
è nata la Repubblica Democratica di Romania.
In sala tavoli apparecchiati con
tovaglie fiorite e menu a base di
sarmale (involtini di verza con
carne) finocchi e salmone,
timballo di pasta, salsicce,
frittelle e dolce di grano, con zucchero, melograno e
nocciole. Perché il grano?
Perché il grano che cade nella terra rinasce
- ci dice una giovane donna -
così come l´anima del popolo rumeno.
Si suona musica popolare ma
prende il microfono anche Ruggero Pelloni,
cantante, anche lui di famiglia
perché ha sposato una rumena, e si
esibisce in una canzone di Gianni
Morandi che non passa di moda, La
fisarmonica, e le coppie ballano.
Sono più di 1700 i rumeni
in provincia di Modena, da prima arrivavano
solo gli uomini ora le donne sono
più della metà, perché le mogli hanno
raggiunto i mariti e molte donne
arrivano anche sole. Domenica hanno fatto festa
assieme a moldavi, polacchi e ucraini
per condividere l´allegria e la nostalgia. Carolina
Miron ha sangue greco, polacco e
tedesco nelle vene, è in Italia da 30
anni. "La nostra terra - dice -
perde la sua gente. E´ come una
emorragia. C´è
instabilità, gli scandali sono all´ordine del giorno.
C´è gente arricchita
a dismisura e gente che non ha nulla da mangiare. I
poveri scappano". E poi?
"Sì, qualcuno qui ce la fa, ma la vita è
dura. Certo un laureato che
magari ha avuto anche meriti riconosciuti al suo
paese può lavare gabinetti
per vivere, ma non può essere privato dei suoi
diritti".
Al centro della sala si balla la hora,
una danza molto simile al
sirtaki greco, ma con passi
più veloci. Tatyana, mette in vendita icone
dorate col Cristo pantocratore e
san Nicola , evangelizzatore dei paesi
dell´Est, protettore dei
viaggiatori, dunque anche dei migranti.
Vassili Horga, 40 anni, impiegato
alla Panini Figurine, prende il microfono e chiede
il voto per le prossime elezioni
della Consulta degli Immigrati, previste
per il 19 dicembre. Padre Arletti
spende due parole per invitare a non
disertare le urne. "Avevo chiesto
di lasciami fuori dalla politica, poi
alla fine mi hanno convinto. Non
è che questa consulta serva a granchè.
I politici continueranno a fare
quello che vogliono e gli immigrati
danno delle opinioni. Ma è
meglio che ci sia, questa consulta,
piuttosto che niente".
Un altro brindisi, gente che
continua ad arrivare mentre i bambini si
appisolano.
La musica si fa più forte
stile disco dance. "Per favore" supplica
padre Arletti al microfono "eravamo
d´accordo di fare musica popolare, musica
popolare. Non siamo mica in una
discoteca".
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