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Inizia il Ramadan per i credenti islamici
Intervista ad Adil Laamane, mediatore interculturale di origine marocchina e Presidente della Cooperativa Sociale Integra

di Carla Mori – redazione Pipol

Incontro Adil nel suo ufficio, immerso nei mille curriculum dei mediatori della Cooperativa, intento a riordinarli per nazionalità. Gli chiedo se mi può dedicare una mezz’ora per parlarmi del Ramadan, che è iniziato il 4 ottobre 2005, e lui, nonostante gli impegni urgenti, si concede con la solita disponibilità che lo caratterizza.

Ma cosa significa la parola Ramadan?
Ramadan è il nome del nono mese del calendario lunare, a cui si riferiscono i paesi islamici rispetto alle pratiche religiose, diviso in dodici mesi come l’anno solare occidentale, ma che dura circa 10 – 15 giorni in meno. Ecco perché, ogni anno, la data di inizio dello stesso può variare.
Il nome è stato conferito nell’antichità, prima della nascita dell’Islam, con il significato di “molto caldo” (ramad), in quanto era un mese particolarmente afoso.

Del Ramadan oggi se ne parla molto, ma forse non tutti sanno che cos’è e che cosa rappresenta effettivamente, me ne puoi dare una breve spiegazione?
Il Ramadan è il mese in cui si digiuna e rappresenta il quarto pilastro dell’Islam. Per pilastri si intendono i fondamenti della religione; sono cinque in tutto: la testimonianza di fede, le cinque preghiere quotidiane, l’imposta annuale del 2,5% che ogni musulmano, che risparmia almeno 650 euro durante l’anno, deve versare in favore dei poveri (escluse le persone che deve mantenere – madre, figli, ecc.) o alla moschea o alle commissioni apposite o direttamente alla persona, il digiuno e il pellegrinaggio alla Mecca, per chi ne ha la possibilità.
Nel mese di Ramadan, secondo la religione islamica, l’Arcangelo Gabriele si è mostrato a Mohammed e gli ha trasmesso la parola di Dio, trascritta nei versi del Corano.
Lo scopo di questa pratica è l’avvicinamento alla vita spirituale, a Dio, che necessita un allontanamento dalla vita materiale e terrena, rinunciando alle “cose lecite” (cibo, acqua, rapporti sessuali matrimoniali, ecc.). Colui che osserva il digiuno ha la possibilità di essere più vicino alle condizioni di vita dei poveri, di “sentire” come loro e quindi di maturare una maggiore disponibilità ad aiutare l’altro.
Il digiuno deve essere rispettato ogni giorno per un massimo di 30 giorni (il mese varia da 28 a 30 giorni), dall’alba al tramonto. Lo può fare chi ha raggiunto la pubertà. I malati cronici sono esenti, mentre coloro che presentano impedimenti fisici (malattia temporanea, gravidanza e allattamento, anziani deboli) possono scegliere di non farlo, con la possibilità di “recuperare” in un altro momento dell’anno. Anche le donne nel periodo mestruale e quelle che hanno appena partorito sono esenti, ma possono praticarlo in altri periodi dell’anno.

Durante il Ramadan i credenti si confrontano sul significato di questa pratica?
Sì, questo avviene soprattutto in Moschea, quando ci si ritrova di sera, dopo la preghiera, che comunque costituisce di per sé un momento di riflessione. Si svolgono anche lezioni sul senso, gli obiettivi ed il valore che il Ramadan rappresenta per l’Islam.

In Moschea si ritrovano uomini e donne insieme?
Sì, anche se spesso le donne possono stare a casa, (per loro è facoltativo) in quanto si occupano dei figli e della casa. E’ chiaro che la donna che riesce a frequentare la Moschea, sempre secondo la religione islamica, è più meritevole agli occhi di Dio.
In Moschea le donne stanno dietro agli uomini, per evitare un contatto tra i due sessi, che potrebbe distogliere l’attenzione dall’incontro con Dio. Nella Moschea della Mecca, durante il pellegrinaggio, questa divisione, seppur presente, è meno marcata.

Mi racconti una giornata tipica durante il digiuno?
Parto dalla sera: verso le 20.30 ci si ritrova in Moschea per ascolatare la lezione dell’Imam e pregare per un’ora circa. Al termine ci si ferma a parlare con gli amici, senza però dilungarsi troppo. Tornati a casa, verso le 22,00 si mangia con la famiglia e poi si va a dormire o, chi preferisce, legge il Corano. Ci si sveglia alle 4.30 di mattina (questo è facoltativo) e si prega a casa o in Moschea. Alle 5.20 circa si consuma una piccola colazione a base di latte, formaggio o joghurt. All’alba (che in questi giorni sorge alle 5.40 circa) si effettua la prima preghiera del giorno, poi, a seconda delle esigenze e delle possibilità, si torna a dormire, si va a lavorare, si legge il Corano, si prega… Durante il giorno si lavora e si prega due volte: a mezzogiorno e al pomeriggio. Alle 19, ora del tramonto, si prega ed ha fine il digiuno.
Il pasto serale, che viene chiamato colazione in arabo, si consuma con la famiglia e, anzi, è consigliato invitare amici e parenti nella propria casa. Il digiuno è spezzato solitamente da tre datteri o acqua. E si ricomincia dal ritrovo in Moschea…

Come si celebra la fine del Ramadan?
Al termine del digiuno durato un mese si celebra la Festa dell’Interruzione del Digiuno, detta anche, nei paesi nordafricani, Piccola Festa. Alle otto del mattino le persone si riuniscono per poi pregare, scambiarsi gli auguri e piccole cibarie. Nei paesi islamici ci si incontra in un luogo aperto, mentre qui lo si fa al chiuso, tipo in una polisportiva, ma non in Moschea, che è deputata ad altro.
E’ molto importante la partecipazione di tutti, donne, bambini, anziani, ecc, anche quelli che non osservano le pratiche religiose.
Purtroppo se la festa cade in un giorno lavorativo non si può celebrare come si dovrebbe, la gente deve tornare al lavoro… Ma se avviene durante un giorno festivo allora ci si ritrova a casa con amici e parenti e si continuano i festeggiamenti.
Mi ero dimenticato di dire che, prima della festa, ogni padre di famiglia deve raccogliere 6 euro circa per ogni membro e donare il tutto a gente povera. Si chiama Imposta del Ramadan e completa la purificazione del digiuno. Si dice che si fa questa offerta affinché nessuno debba chiedere dei soldi, in modo che anche i meno fortunati possano condividere la gioia di questi momenti. L’offerta può essere fatta anche a un non musulmano.

Che cosa credi che ne pensino gli italiani, del Ramadan?
Io penso che, purtroppo, il Ramadan sia visto come un sacrificio, vissuto in modo triste e come un obbligo…

E tu invece come lo vivi?
Io, ma in generale tutti i credenti, lo vivono come un momento di gioia… Mi sento bene, c’è una bella atmosfera, di spiritualità più intensa e di comunanza e vicinanza all’altro. E’ più facile, in questo periodo, fare quelle cose che Dio chiede di fare. Principalmente Dio chiede al fedele di comportarsi bene con gli altri, di essere generosi, altruisti… Durante il Ramadan io mi sento più capace di questo… Mi sento una persona migliore.

Sono confusa… Stavo parlando di Ramadan o di Quaresima?…Con un musulmano o con un cattolico?
Scherzi a parte, mi sembra di poter suggerire una riflessione: questa religione, che oggi soprattutto viene percepita così distante e ostile, è poi così lontana dalla tanto più vicina religione cattolica? Pensate che anche nell’Islam esiste un modo di dire simile al “ama il prossimo tuo come te stesso”: “raggiunge la vera fede chi vorrà per suo fratello, ciò che vorrebbe per sé”.
Grazie Adil e buon Ramadan a te e a tutti coloro che lo celebrano.

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Per saperne di più: www.islam-online.it

05.10.2005

 

 

 

 

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