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Un aiuto alle mamme che lavorano

Un esperimento riuscito del Centro Documentazione Donna di Modena

Nasce dalle domande arrivate agli sportelli Informadonna nel 2000 l’esigenza di aiutare le donne nella difficile conciliazione tra casa e lavoro.In Emilia Romagna, secondo dati recenti, il 63% delle donne lavora ma di queste il 30% svolge lavori atipici.I cambiamenti sociali degli ultimi anni hanno determinato nuove regole in materia di flessibilità lavorativa e questaspesso si traduce in precarietà, rendendo difficile la conciliazione tra lavoro e cura dei figli, che risulta ancora essere prevalentemente a carico delle donne (95).Anche per questo è nato il progetto Penelope, una Rete regionale di Sportelli Donna. (Servizi integrati per la conciliazione), finanziato dalla Regione EmiliaRomagna e dal Fondo Sociale Europeo, gestito dal Centro Documentazione Donna e Ecap Emilia Romagna.La rete regionale di Sportelli Donna (per ora sono tre i Comuni che hanno aderito, Modena, Reggio e Rimini) ha l’obiettivo diinformare, orientare le donne a trovare soluzioni di conciliazione: congedi parentali per i papà, servizi flessibili per l’infanzia, contributi alle donne con figli piccoli con esigenze particolari sul lavoro (voucher di cura). In altre parole Sportelli Donna come antenne sensibili sul territorio, per raccogliere i reali bisogni delle famiglie, indirizzare verso possibili soluzioni e attivare sperimentazioni tra cui l’erogazione di‘voucher di cura’ come avvenuto nell’arco del 2004-05.Il progetto, gestito da Centro Documentazione Donna di Modena, inquadrato nella legge del 2000 in materia di ‘conciliazione’ prevede lo stanziamento di una nuova trance di 30.000 E per il prossimo anno.A fronte del bisogno urgente di superare un momentaneo ostacolo nel mantenimento o reinserimento nel proprio lavoro, è stato offerto un contributo di 560 euro a persona, attribuito sotto forma di carnet orario da utilizzare per 6 mesi e finalizzato ad un servizio di baby-sitting convenzionato con i servizi comunali e privati.Le destinatarie (15) sono donne che si trovano in accertate condizioni di difficoltà, assunte con contratto di lavoro full-time dopo un periodo di disoccupazione, mobilità, congedo per maternità, o donne che devono frequentare corsi di formazione per reinserirsi al lavoro.La sperimentazione dei voucher risulta essere un’occasione per fare un bilancio sulla necessità di politiche integrate che incontrino le necessità pratiche delle cittadine nel conciliare i diversi pezzi della vita: famiglia, lavoro, carriera, cura dei figli.“Prima di tutto occorre comprendere i bisogni delle donne”, dicono le organizzatrici, “per mettere in rete competenze, intelligenze, risorse e sperimentare nuove soluzioni innovative”.

Donne straniere, le più penalizzate

Cinque di questi voucher sono stati assegnati a donne straniere che sentono il problema in maniera più pressante poiché spesso non sono appoggiate da una rete parentale, seguono orari di lavoro che male si conciliano con i tempi dei servizi e soprattutto non hanno un titolo di studio spendibile in Italia perché le istituzioni non riconoscono titoli equipollenti. Sono loro le voci più attive nelle richieste e nelle proposte giunte al Centro Documentazione Donna, loro anche l’ipotesi di una copertura mensile del 30% della spesa dei servizi di cura quali asilo e nido, il suggerimento di un supporto nei momenti in cui le lunghe file per il rinnovo dei permessi, fatte assieme ai figli, le costringono ad assentarsi dal lavoro.Fatu,è disoccupata, ha due figlie di 5 e 3 anni che vanno all’asilo fino alle 16: nel suo paese, l’Africa, ha conseguito il diploma di maturità scientifica non spendibile sul mercato italiano, così utilizzerà il voucher per coprire l’arco di tempo che intercorre tra l’inizio delle lezioni serali per conseguire il diploma di scuola media superiore, e il rientro del marito dal lavoro. Ana Maria è peruviana e richiede il voucher per frequentare un corso di formazione per operatori socio sanitari: il contributo non coprirà tutte le ore necessarie e sarà costretta a mandare la figlia dai nonni in Perù, ma decide di utilizzare il contributo comunque per un corso che le darà più competenze lavorative.

Voucher di cura: la conciliazione è un problema collettivo

Hai un figlio d’età non superiore a sei anni e la necessità di trovare o reinserirti in un lavoro o frequentare una corso di formazione? www.penelope-net.it www.reteinformadonna.it Il progetto Penelope è rivolto a donne disoccupate, collaboratrici occasionali, a progetto, co.co.co., dipendenti, imprenditrici in concrete difficoltà di conciliazione fra la vita familiare e lavorativa.Domande e appuntamenti presso:Centro Documentazione Donna via Canaletto n°88 059/451036Gabriella.cddonna5@comune.modena.itSportello Informadonna p.zza Grande n°17 referente Monica Argilli 059/206206




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