IL MUNICIPIO


Da una famiglia all’altra, col desiderio di tornare a casa

Le badanti in Italia e il lavoro migrante femminile in un convegno di Cna alla kermesse di Aza Mataotra

di Silvia Bonacini

Su 2milioni e 800mila lavoratori immigrati, 1milione e 350mila sono donne che, contrariamente a ciò che siamo abituati a pensare, migrano non solo a causa dei ricongiungimenti familiari, ma perlopiù per motivi di lavoro.
Benché le donne abbiano un buon livello di istruzione, il loro arrivo in occidente determina spesso una dequalificazione delle loro competenze, basti pensare che il più delle volte vengono impiegate in lavori “di cura”.
Nell’incontro “I migranti ed il lavoro: analisi e prospettive” svoltosi nel pomeriggio di sabato 18 dicembre 2005 ad Aza Mataotra di Modena e patrocinato da Cna Emilia-Romagna, Ruba Salih, dell’Università di Bologna si è soffermata sul tema della ‘femminilizzazione dell’immigrazione’ e delle ‘occupazioni rosa’.
«Ci si chiede se la migrazione di genere sia realmente un percorso di emancipazione o se non diventi una contraddittoria forma di subordinazione atta a sostenere una gerarchia fra donne occidentali e migranti nel campo della cura – ragiona Ruba Salih – poiché la presenza delle badanti permette la liberazione del tempo per le occidentali».
Per un milione e mezzo di famiglie italiane che utilizzano badanti, infatti, vi sono altrettante famiglie migranti spesso smembrate, proprio per il fatto che le madri si allontanano per motivi di lavoro dal proprio paese. Gli esiti della legislazione vigente in materia di immigrazione, inoltre, hanno relegato il lavoro di curain una nicchia di precarietà e illegalità burocratica e, nonostante la recente sanatoria abbia consentito la fuoriuscita dalla clandestinità di molte lavoratrici, la situazione non accenna ad equilibrarsi.
«La regolarizzazione – continua Salih – ridà alla lavoratrice, inizialmente sottoposta a condizioni inaccettabili, il proprio diritto di negoziazione del salario, dell’orario e potere contrattuale: alla luce degli stretti legami fra acquisizione dei diritti di cittadinanza e negoziazione del lavoro, risultano necessarie azioni forti in tal senso».

20/12/05

 

 

 

 

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