IL MUNICIPIO



Il mediatore interculturale

Un primo passo verso un riconoscimento professionale

di Rahsan Karadag’
redazione Pipol-Integra

Erano inizialmente parenti e amici che, sotto la spinta della buona volontà, si davano da fare per aiutare la propria famiglia e la comunità ad intendersi con gli italiani. Differenze linguistiche e culturali creavano spesso non poche incomprensioni tra maestre, alunni e genitori stranieri, tra medici e pazienti, tra operatori dei servizi e utenti. Ora la figura del mediatore straniero si va professionalizzando e le istituzioni vengono in aiuto per regolarizzarne lo status.
Recentemente la Regione Emilia Romagna ha approvato l’atto contenente le prime disposizioni riguardanti la figura del mediatore interculturale. Tale delibera è stata approvata per adeguamento alla legge regionale 12/2003, con l’intenzione di aggiornare l’elenco delle qualifiche regionali riconosciute dopo le indagini svolte per determinare i fabbisogni.
Questa decisione è stata presa con la consultazione di mediatori culturali, associazioni e cooperative che li rappresentano, per comprenderne le esigenze.
In previsione di un completo elenco delle qualifiche regionali, dei relativi standard professionali e per la piena attuazione della legge regionale citata, nell’allegato alla delibera viene fatta una descrizione del mediatore interculturale, le aree di svolgimento della professione, i profili collegati alla figura, le competenza, le capacità personali, le conoscenze obbligatorie.
Il mediatore interculturale è una figura "ponte" tra realtà culturali diverse e funge da traduttore non solo linguistici ma anche di codici comportamentali. Il complesso mondo di consuetudini, abitudini, modelli educativi e comportamentali, norme sociali e religiose che rischiano, se non comprese, di creare fratture e incomprensioni si tramutano, grazie alla mediazione, in opportunità di conoscenza.
Sulla base delle informazioni fornite dal Servizio Politiche per l’Accoglienza e l’Integrazione dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna, il numero degli operatori presenti sul territorio regionale che svolgono da anni attività di mediazioni interculturale, all’interno dei servizi sociali, scolastici, giudiziari, sanitari si aggira ad oggi attorno alle 350- 400 unità.
E’ previsto un successivo atto nel quale saranno individuati gli standard formativi del percorso, con riferimento alla durata, requisiti e modalità di accesso dei partecipanti.

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