 |
 |
 |
L'EDICOLA |
Per te la musica cos'è?
Donne d’inCanto: storia di un progetto musicale rivolto a donne migranti.
Di Barbara Poplawska – redazione Pipol
Nel vasto ventaglio delle proposte culturali dei nostri concittadini stranieri, presentate durante l’iniziativa “Le città visibili", realizzata a Modena dal 24 settembre al 12 ottobre 2005, non poteva mancare l'interessantissimo, innovativo spettacolo canoro di cinque donne provenienti da paesi molto lontani (Cina, Moldavia, Camerun, Nigeria e Germania): Donne d’inCanto.
Intervista a Sonja Haendle, laureata presso il Conservatorio, ideatrice e artefice della performance.
Da che cosa è nata l'idea di questo spettacolo?
Da un progetto di laboratorio musicale. Ho pensato alle donne immigrate in Italia - lavoratrici straniere che portano con sè tutta la ricchezza della loro storia, della loro cultura e del loro percorso migratorio - che qui, però, quasi perdono la loro individualità. Vengono spesso considerate esclusivamente come lavoratrici-oggetto senza contenuto interiore.
Eppure, sentirsi straniera in qualche parte del mondo dà svantaggi ma anche vantaggi, perché nel processo di assimilazione tra una cultura nuova e una diversa si svela la possibilità di aprire moltissimo la propria mente e di considerare la propria cultura secondo un'altra dimensione.
Ci tenevo a dar voce a tutta questa ricchezza. Volevo offrire alle partecipanti la possibilità di presentare se stesse, di essere protagoniste, di esibirsi davanti al pubblico.
Perché proprio attraverso la musica?
Secondo me, la musica è un mezzo molto forte ed utile per favorire la conoscenza tra persone di culture differenti. Non c'è limite linguistico, soprattutto per chi non conosce ancora bene la lingua italiana. La musica ti raggiunge in modo diverso. Dentro di essa c'è un vissuto personale, emotivo, interculturale.
In che modo avete lavorato?
Il laboratorio è stato progettato, da me e da Natalya, una donna di origine russa,laureata presso Conservatorio di Mosca, su due livelli paralleli: quello ritmico e quello musicale; il ritmo è fondamentale per unire un gruppo così poco omogeneo.
La varietà del gruppo è una ricchezza, ma crea anche la difficoltà di assemblare tutti i componenti.
La musica, invece, per ogni donna del coro rappresenta l'occasione di presentarsi veramente per quello che è, in modo molto intimo e nostalgico.
Le canzoni che hanno presentato parlano della lontananza e del partire, evidenziando realtà culturali diverse da quelle locali.
E’ un modo molto più emozionale per conoscersi.
Quindi lo scambio culturale tramite la musica è più immediato?
Non è cosi. Abbiamo fatto un’enorme fatica a imparare le parole, ad esempio, in cinese, ma poi, ripetendo la canzone varie volte, ci diventava cara.
Nello spettacolo presentato in piazza Grande, in occasione delle Città visibili, abbiamo ascoltato anche testi recitati.
Sì, erano i racconti scritti dalle stesse donne. Rappresentano le storie vere, un percorso fatto, la vita vissuta.
Come mai lo spettacolo finisce con la canzone italiana “ Bella ciao”?
Quella canzone fa riferimento alle esperienze di migrazione già vissute dalle donne italiane degli inizi del Novecento, appunto dalle mondine. Abbiamo scelto di cantarla nella sua versione originale, che termina con il verso “Ma verrà un giorno in cui tutte quante lavoreremo in libertà”, perché rappresenta il desiderio comune e attuale delle donne di oggi.
Quali sono i progetti per il futuro?
Abbiamo avuto varie proposte di repliche del nostro piccolo spettacolo, ma noi vogliamo soprattutto continuare a trovarci insieme, a lavorare ancora, a cantare.
Buon lavoro.
17/10/05
ARCHIVIO
|
 |